La gestione Commisso e dei (poco) memorabili mercati invernali: Paratici in lotta con la storia (e con l'incubo Kokorin)

Ci sarà da correre e da combattere contro il tempo ma anche contro la storia per Fabio Paratici perché se il mercato di gennaio è complesso per tutti i club, la Fiorentina negli anni di gestione Commisso ha messo insieme una splendida carrellata di perle da dimenticare. Anche in questi casi, spendendoci vagonate e vagonate di milioni di euro.
La sessione più animata ad oggi resta quella del gennaio 2020, quando la primissima Fiorentina di Commisso era in piena lotta per non retrocedere (toh!) e tra Cutrone, Igor, Duncan, Amrabat, Agudelo e Kouame la coppia Barone-Pradè buttò letteralmente nel water una cinquantina di milioni. E che dire del meraviglioso gennaio 2021, quando per rimettere in piedi una stagione che rischiava di portare alla retrocessione (toh!), si decise di puntare su Malcuit e Kokorin? 300 minuti in due in sei mesi.
Gennaio 2022 fu invece quello dell'operazione FE-NO-ME-NA-LE (cit.), anche lì si parlò di salvezza ma dal presunto default economico se non fosse stato ceduto Vlahovic a 80 milioni, in piena lotta (per la prima volta) per posizioni europee. Al suo posto dentro Ikonè, Cabral e Piatek, per un gap di rendimento al ribasso che fu nascosto sotto al tappeto da Italiano e dal settimo posto finale.
Ben più in tono minore i mercati successivi invece: Sirigu e Brekalo nel gennaio post Mondiale (2023) e i famosi Faraoni e Belotti con cui la Fiorentina era convinta di aver “riempito il frigo” (cit.) a gennaio 2024. Dodici mesi fa invece qualche operazione in più per sostenere Palladino: da Folorunsho a Pablo Marì, da Fagioli a Ndour e Zaniolo, solo uno di questi oggi titolare, con tutte le sue difficoltà. Gennaio non ha mai rivoluzionato e ribaltato alcuna stagione ma se nella storia, dalla parte sbagliata, non ci si vuole entrare bisogna per forza combatterci.



