Il paradosso della Fiorentina in Conference League: sempre favorita, mai oltre il minimo indispensabile
È stato fatto notare, in queste ore, come il percorso della Fiorentina in Conference League sia stato un lento decrescendo. Due finali consecutive, poi l’eliminazione in semifinale, infine quella ai quarti di finale. E non ci sarà un’ulteriore possibilità, almeno per il prossimo anno e speriamo mai più, visto che la storia del club viola racconta (e deve raccontare) di ben altri palcoscenici. Ciò che accumuna le esperienze europee della Fiorentina però non è tanto il punto al quali s’è fermata, bensì l’avversario che di volta in volta ne ha infranti sogni e ambizioni.
La fiera della mediocrità
Teniamo pure fuori l’Olympiakos, squadra totalmente alla portata della Fiorentina se non addirittura inferiore, contro la quale uscire sconfitti ad Atene è stata una vera e propria impresa. Per il resto, però, è facile intuire come Mandragora e compagni si siano sempre arenati di fronte alla prima, vera difficoltà. Questi quattro anni di Conference sono stati la fiera della mediocrità, facendoci conoscere realtà che ben poco hanno a che fare col calcio che conta, ma quelle poche squadre degne d’essere chiamate tali si sono puntualmente rivelate fatali.
Mai oltre il minimo indispensabile
In principio fu il West Ham nella nefasta notte di Praga, poi il Betis in semifinale l’anno scorso e infine il Crystal Palace. Due squadre inglesi, una spagnola e se vogliamo completare il quadro dei top campionati europei potremmo metterci anche il Mainz, contro cui la Fiorentina ha perso nella League Phase di questa edizione. Ecco il paradosso dunque: la Fiorentina (tranne che per la presenza del Chelsea) è sempre partita favorita in Conference League, eppure non l’ha mai vinta. Eppure, ogni volta che passare il turno non sembrava il minimo indispensabile, non ha saputo essere all’altezza.


