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La Gazzetta dello Sport in edicola oggi, in attesa di vedere lo scontro sul campo, mette a confronto le proprietà di Milan e Fiorentina; entrambe americane ma con radici e scopi molto differenti. 

DNA diversi

Da una parte, quella della Fiorentina, c'è una proprietà che ha deciso di investre nel calcio italiano non certo per guadagnarci sopra. La squadra viola per Rocco Commisso rappresenta una sorta di Trophy Asset (un bene che conferisce un certo status o prestigio piuttosto che un rendimento economico); nei suoi 6 anni a Firenze il patron americano ha investito moltissimi milioni, rientrando raramente dalla spese fatte. Tutt'altra cosa è invece la proprietà del Milan, che è in mano al fondo statunitense RedBird. Per sua natura un fondo ha come obiettivo quello di salvaguardare il proprio investimento e guadagnarci il più possibile. Le spese infatti sono state gestite in maniera più oculata rispetto alla Fiorentina. Nonostante ciò, la differenza di rendimento sul campo è piuttosto evidente e (ahinoi) tutta a favore del Milan…

Le spese dei club

Visto il dna differente, sono di conseguenza differenti gli approcci e le gestioni nella Fiorentina e nel Milan. Commisso non ha mai badato a spese: fra acquisizione, Viola Park e calciomercati il patron viola ha sborsato circa 504 milioni. In questo arco di tempo, quasi tutti i bilanci della Fiorentina hanno chiuso in rosso, compreso l'ultimo (-23 milioni). I rossoneri hanno imparato a operare in regime di autosufficienza, potendo contare anche su diverse qualificazioni in Champions e su un marchio ben più prestigioso di quello viola che fa aumentare e non poco le entrate del Milan. Nell'ultimo bilancio la Fiorentina ha registrato 135 milioni, al netto delle plusvalenze, con 83 milioni destinati agli stipendi dei tesserati e 39 agli ammortamenti. Il costo della rosa impatta per 90% contro il 59% del Milan. Non a caso, a Firenze la squadra è indissolubilmente legata alle elargizioni del patron.


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