Una sconfitta immagine: la tragica costruzione di una Fiorentina senza senso. Vanoli e Rugani ci mettono del loro

La Fiorentina perde rovinosamente: il 3-0 in casa dell'Udinese è un risultato ampiamente meritato e senza possibilità di replica. La sconfitta non è dolorosa tanto per classifica, visto che Lecce e Cremonese non hanno mosso passi rimanendo lì insieme ai viola, quanto per i segnali arrivati dalla partita, che hanno riaperto la finestra dei fantasmi del passato (in riferimento addirittura ai mesi con Pioli) e spazzato via in breve tempo le semi-certezze a cui questa squadra tentava di aggrapparsi.
Uno smarrimento dettato e quasi inevitabile
L'aspetto che emerge maggiormente è il senso di smarrimento che aleggia intorno al gruppo. E ciò non riguarda soltanto l'atteggiamento e gli aspetti comportamentali, che restano comunque l'aspetto principale. A Udine, infatti, la Fiorentina si presentava con due pesanti assenze, Manor Solomon e Dodô. La soluzione? L'improvvisazione. Che sia in un senso o nell'altro, che sia dettata da effettiva assenza materiale di alternative o condizioni impresentabili della seconda scelta, da qualche parte la squadra deve cadere.
Una ripetizione inevitabile: la Fiorentina è stata costruita senza logica. E ora è senza senso
La Fiorentina, dopo aver costruito una rosa senza esterni (nel 2026), si accorge improvvisamente di non poterne più fare a meno. E allora prende due interpreti di ruolo, senza badare alla possibilità che possano non giocare e senza coprire le altre priorità necessarie, come ad esempio il centrale difensivo (se non l'ultimo giorno). E tutto questo si concatena al fatto che il mercato di gennaio è stato comunque di aggiunta, soprattutto in ragione dei disastri combinati in estate con un budget da quasi nove cifre interamente prosciugato. Insomma, sarà ripetitivo e scontato, poco attrattivo, ma l'immagine che emerge da questo ko è l'affannoso tentativo di ricercare logica nella costruzione di una Fiorentina che un senso non ce l'ha.
A Udine Vanoli ci ha messo del suo
Poi ci sono i protagonisti, certamente tutt'altro che esenti da responsabilità. A cominciare dai giocatori, che in senso generale vanno pure per primi sul banco degli imputati. A Udine in particolare, in ogni caso, Vanoli si prende una bella fetta di colpe per l'invereconda prestazione (condita con zero tiri in porta). Il ritorno a tre ha depotenziato la fase offensiva, già spesso in difficoltà persino con l'ormai classico 4-3-3, e paradossalmente messo in crisi la difesa.
Il problema tattico di uno schieramento a tre. L'interpretazione di un gruppo inaffidabile
Questo perché, da quando il tecnico ha apportato le su modifiche, attaccando la Fiorentina si rifà molto più spesso ai cross e alle soluzioni sulle fasce, con distribuzione rapida -spesso da parte di Fagioli- e indispensabile sovrapposizione una volta superata la metà campo. Questo processo, avendo Parisi e Harrison (esterno molto limitato, che molto difficilmente tenta di saltare l'uomo) tutta fascia, è stato saltato. E le soluzioni centrali o tra le linee si sono rese impraticabili. In fase di ripiegamento, invece, la linea a tre dei centrali (senza leader prima e dopo il mercato invernale) arretra a distanza rispetto al portatore di palla ma alla stessa velocità, senza che nessuno esca per molti metri. La Fiorentina difende a blocco molto basso ma senza centrocampisti capaci di fare filtro, in più spesso Fagioli viene aggredito dalla pressione (nella maggior parte dei casi non chiamata) e le ripartenze sono improvvise. Così gli attaccanti avversari possono arrivare in posizioni molto avanzate e risultare pericolosi, tirando da zone minacciose.
"Dulcis in fundo", la prova invereconda di Rugani
Impossibile non chiudere con Daniele Rugani, la cui prova rientra ufficialmente nell'elenco degli esordi non proprio memorabili in maglia viola. Ma forse l'ex Juventus si è superato, con errori vistosi su tutti e tre i gol dell'Udinese: si perde Kabasele in marcatura, si fa anticipare da Davis nonostante fosse davanti col corpo (e poi concede rigore), si fa superare da Buksa nel finale. Se tutto questo sconvolgimento gravitava intorno al suo debutto, non è un esperimento riuscito.


