Così è se mi pare... La mancanza preoccupante accusata da una buona parte della squadra

166, 170, 175, 177, 178, 178: qualcuno penserà che oggi do i numeri (più del solito). Ed è vero, ma sono numeri che hanno un significato: si riferiscono all'altezza in centimetri, rispettivamente, di Dodò, Solomon, Harrison, Gudmundsson, Fagioli, Parisi. Non proprio dei vatussi.
In un calcio che, ormai da tempo, ha imboccato la via muscolare dell'atletismo, i centimetri possono fare la differenza. I due nuovi arrivati in casa Fiorentina, l'israeliano e l'inglese, rientrano nella categoria “pigmei” calcisticamente parlando, come tutti coloro che non arrivano al metro e ottanta.
Sia chiaro, l'altezza, anzi, in questo caso la bassezza, non è una caratteristica determinante per essere giudicato un buon o cattivo giocatore. Se mancano tecnica, velocità, visione di gioco, furia agonistica, acume tattico, intelligenza (dentro e fuori dal campo), cuore, puoi essere spilungone quanto vuoi ma farai poca strada. E' vero che né Maradona, né Baggio, né Messi (e anche altri campioni), tanto per fare qualche esempio, svettavano. Ma, appunto, si parla di campioni.
Una squadra deve presentarsi con un mix equilibrato di varie caratteristiche fra le quali vi sono anche centimetri e chili. In questa stagione la Fiorentina si è mostrata spesso vulnerabile sui calci piazzati (corner e punizioni). Spesso gli errori difensivi vanno cercati nel calo di concentrazione o nell'errato posizionamento in marcatura. E' indubbio, però, che sulle palle alte un “fantino” avrebbe comunque delle difficoltà ad arginare un “pallavolista”.
Ecco perché un pizzico mi preoccupa la presenza contemporanea in campo di metà squadra non... all'altezza.
