"Dimenticarsi della Fiorentina del primo scudetto alla festa del centenario è stato triste. Una società dovrebbe ringraziare chi ha fatto la sua storia"

All’interno dell’edizione odierna del Corriere dello Sport-Stadio è apparsa una lunga lettera di Alessandro Segato, figlio di Armando storico centrocampista della Fiorentina, ad Alberto Polverosi. Alessandro si lamenta dell'assenza di riferimenti, in occasione della festa del Centenario, alla squadra che vinse il primo tricolore. Ecco quanto si legge sul quotidiano:
“Personalmente, poi, c'è una cosa che mi ha lasciato davvero tanta amarezza: non aver visto nemmeno un riferimento alla squadra del 1955/56, quella del primo Scudetto della Fiorentina. Ti confesso che ci sono rimasto male soprattutto pensando ai familiari di quei giocatori, ormai quasi tutti scomparsi. Non credo che avessero bisogno di dieci minuti di notorietà o di chissà quale celebrazione. Sarebbe bastato anche solo un piccolo filmato, qualche immagine, un minuto per ricordare quegli uomini e dire semplicemente: «Questa è la squadra che ha portato il primo Scudetto a Firenze»”.
“Dimenticare gli eroi del primo scudetto alla festa del centenario è stato triste”
Ha anche aggiunto: “Perché parliamo della squadra che vinse il campionato con 12 punti di vantaggio, che arrivò quattro volte seconda, che giocò una finale di Coppa dei Campioni persa come tutti sappiamo e che ancora oggi viene ricordata persino nel museo del Real Madrid. E poi due finali di Coppa Italia. Insomma, sono uomini che hanno fatto la storia della Fiorentina. E dimenticarli completamente proprio nel Centenario, secondo me, è stata una cosa davvero triste".
“E' giusto che una società guardi avanti, ma la storia è importante”
Ha poi concluso: “Forse perché sono particolarmente legato alla storia della Fiorentina, ma credo che la memoria di quelle persone avrebbe meritato almeno un piccolo spazio. Non per loro soltanto, ma anche per i figli e i nipoti che ancora oggi ne custodiscono il ricordo con orgoglio. Una società può guardare avanti, certamente, ma ogni tanto dovrebbe anche fermarsi a guardare indietro e dire grazie a chi ha costruito la sua storia”.



