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Rocco Commisso

Non ci sono solo le luci nell'esperienza settennale di Rocco Commisso da presidente della Fiorentina, come sottolineato da Alberto Polverosi nel suo editoriale per il Corriere dello Sport:

"«Qui a Firenze sono osannato», diceva Rocco nei primi giorni da presidente. Non sapeva che all’inizio sono solo sorrisi, pacche sulle spalle, auguri e complimenti, ma la fine è sempre diversa. Alla fine, se non arriva quanto la gente si aspetta, quei sorrisi e quegli auguri si trasformano in contestazione, proprio come è successo a tutti i suoi predecessori. E’ una consuetudine a Firenze. Si è risparmiato questi ultimi mesi turbolenti, ma probabilmente, se la malattia non lo avesse tormentato, la sua presenza avrebbe risolto i problemi di oggi. Commisso aveva 76 anni, gli ultimi sette li ha dedicati alla Fiorentina, che ha cominciato ad amare dal primo giorno. La sua scomparsa apre tanti, troppi rimpianti. 

Con Vincenzo Italiano è arrivato tre volte in finale e ha sempre perso, non è mai riuscito a salire oltre la sesta posizione e a parte il triennio viola con Italiano, che proprio oggi sfiderà la Fiorentina, non ha mai avuto troppa fortuna con i tecnici, nonostante l’affetto che tutti gli riconoscono. Poteva andare meglio, doveva andare meglio. Il rimpianto più grosso è quello dello stadio. Attenzione però, diventerà un rimorso soprattutto per la città e per chi ha deciso che il nuovo Franchi sarebbe stato ricostruito con i soldi dei contribuenti e non con quelli di Commisso. Con una guida più illuminata, Firenze avrebbe già oggi uno stadio stile il Parco Viola, il fiore all’occhiello di Rocco, una costruzione che non guarda il futuro, ma è già dentro il futuro. Se n’è andato in un anno in cui la Fiorentina non ha pace. Aveva investito 90 milioni di euro nel mercato estivo e la squadra ha risposto conquistando per mesi interi l’ultimo posto in classifica. Un bel modo per ripagarlo".


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