Paratici? Sembra essere tornati a quando i Della Valle richiamarono Corvino. Vanoli, basta così!

Viola scuro o viola chiaro? Tocca a Paratici mettere tutto in ordine, tra un nuovo allenatore da trovare e una rosa da valorizzare
Sta per finire questa maledetta stagione calcistica per la Fiorentina che era partita con grandi propositi ma che si è trovata addirittura a lottare per non retrocedere. Tutto questo a causa di scelte sbagliate, a partire dall’allenatore Stefano Pioli, tornato dall'Arabia spento in tutto: tattica, preparazione atletica, gestione dello spogliatoio. Un atteggiamento che ha inevitabilmente trasmesso alla squadra, apparsa spesso più simile a un gruppo in gita scolastica che a un collettivo di professionisti: in campo senza idee, senza grinta, senza voglia.
A questo si aggiungono le scelte discutibili sul mercato dell'ex direttore sportivo Daniele Pradè: basti pensare a Piccoli, pagato quasi 30 milioni e incapace di segnare anche a porta vuota. O all’attaccante Albert Gudmundsson, sul quale tutti speravano in un rilancio e che invece si è rivelato spento, irritante, privo di motivazioni: più un giocatore da Subbuteo che da Serie A. De Gea, Dodò e Gosens hanno reso meno del previsto; il centrocampo è stato quasi sempre assente, con la sola eccezione Fagioli; il bomber Kean ha fatto meno della metà dei gol dello scorso anno. Insomma, una stagione tragica.
Salvezza con Vanoli, ma basta così
Poi è arrivata l’ancora di salvezza chiamata Vanoli. A lui va solo detto grazie per aver tirato fuori la squadra dalle sabbie mobili della Serie B a partire dalla fine del girone d’andata. Oggi possiamo dire la Fiorentina è quasi salva. Ma non c'è nemmeno da pensare di confermarlo per la prossima stagione, se il club non vuole rischiare di vivere un altro anno interlocutorio o peggio ancora deludente. Vanoli ha dei meriti che possono essergli ascritti: la gestione dello spogliatoio, la valorizzazione di Fagioli, il nuovo ruolo dato a Parisi, la gestione impeccabile dell'ex capitano Ranieri, l’unico che, a nostro avviso, ha sempre messo la grinta giusta e che ama davvero questa maglia, perché cresciuto nel settore giovanile gigliato. Ma il suo percorso deve finire qui: tatticamente non si è mai visto uno sprazzodi gioco, e la gestione dei finali di partita è stata spesso molto discutibile. Senza parlare della Conference League, dove sono state disputate gare inguardabili in una coppa che vale poco, se non per il fatto che permette l’accesso all’Europa League.
Programmazione? Partiamo dalla panchina
Ora è il momento di pensare al futuro della nostra Fiorentina. C'è un direttore come Fabio Paratici che può davvero cambiare le sorti della squadra e della società. E a proposito, ci chiediamo: la famiglia Commisso resterà?
In ogni caso l’esperienza di Paratici e la sua capacità di imporsi nelle situazioni delicate saranno fondamentali. La prima scelta sarà quella dell’allenatore, decisiva per mettere la prima pietra dopo aver buttato al vento il progetto con Palladino. Il nome più interessante, per tante motivi, sarebbe quello di Farioli: giovane, preparato tatticamente, con un’esperienza solida all’estero, dove ha perso lo scudetto all’ultima giornata con l’Ajax e ora si sta giocando il titolo con il Porto. Ma temiamo sia solo un sogno: venire a Firenze senza potergli offrire le coppe europee è una prospettiva difficile da accettare per lui. L’allenatore ideale, e che direbbe subito sì, sarebbe Maurizio Sarri: esperienza, preparazione tattica, valorizzazione dei giovani, gestione dello spogliatoio. Si parla anche di Grosso, ma c'è sempre da stare attenti ai tecnici che arrivano da realtà come il Sassuolo; quello è un ambiente molto diverso da quello di Firenze: zero pressioni, contesto non paragonabile. Non dimentichiamoci dello staff atletico: per mesi i giocatori correvano con il freno a mano tirato, mentre gli avversari andavano tre volte più veloci.
Il valore della rosa da aumentare
Paratici dormirà poco nei prossimi mesi: dovrà gestire una campagna acquisti complicatissima, con 15-16 prestiti da risolvere e tanti giocatori strapagati e con ingaggi alti da piazzare. Sembra di tornare ai tempi in cui i Della Valle chiamarono Corvino per sistemare tutto. Queste sono le conseguenze del lavoro disastroso di Pradè, che non ha valorizzato la rosa, anzi ne ha abbassato il valore. Solo la bravura di Paratici potrà rimettere ordine. Inoltre, convincere giocatori di prima fascia a venire a Firenze senza coppe europee non sarà facile. Ma la fiducia dei tifosi e degli addetti ai lavori è totale: l’importante è tornare ai livelli che competono a questa storica società, per rispetto dei tifosi e della Curva Fiesole, che non ha mai abbandonato la squadra.



