Terim: "A Firenze dissi che non avrei fatto rimpiangere Batistuta. Dovetti cambiare lo stile di gioco di Trapattoni"
Fatih Terim, allenatore passato anche dalla Fiorentina, ha commentato la sua esperienza a Firenze in una lunga intervista. Questa la prima parte.
Sulla presentazione a Firenze
“Era il 2000, Batistuta se n'era andato, i tifosi avevano messo a ferro e fuoco la città. Non conoscevo bene la sua situazione, e durante la conferenza stampa dissi: 'Non vi farò sentire la sua mancanza'. In quel momento, era come se avessi messo il dito in un nido di vespe...”.
Sul primo ritiro
“La Fiorentina aveva scelto un posto chiamato Bormio dove tutte le squadre di basket facevano il ritiro. Ho chiesto: ‘A chi avete chiesto? Io vado in Austria’, e siamo andati lì. Il primo giorno, sono andato alla lavagna, stavamo facendo una riunione, ci stavamo conoscendo. Era una squadra esperta: Mijatović, Torricelli, Di Livio, Rui Costa, Vanoli, Adani... li conoscevo già. Dissi: 'Ho 47 anni, ho due figli, mia moglie è così, ho giocato a calcio per tot anni, sono stato in nazionale tot volte, sono stato capitano tot volte, la squadra da cui vengo è il Galatasaray dove ho vinto tot coppe, campione d'Europa...'. Ho raccontato il mio curriculum e poi mi sono girato verso la lavagna: 'Giocheremo così', dissi. C'era anche Antognoni, voleva conoscermi: sapeva solo che ero campione d'Europa".
Sulla squadra
“Prima di me c'era Trapattoni. Una figura straordinaria, gli auguro lunga vita, una figura incredibile anche a livello mondiale. E c'erano Batistuta, Rui Costa, Mijatović... c'erano tutti. Ma era chiaro che c'era anche una difesa, Batistuta tirava, Rui Costa tornava... da ottavo posto, decimo posto, quello che era. Mentre uscivo, ho visto Di Livio e Torricelli che mi aspettavano. Mi dissero: 'Ci dia un mese. Noi giocheremo così'. Trapattoni è un grande allenatore, ha fatto un buon lavoro, ma la sua concezione di gioco, o diciamo, la sua fase difensiva... Cercava di fare la marcatura a zona con tutta la squadra, tranne Batistuta. Io dissi: 'Presseremo qui, tutti insieme'. E abbiamo iniziato a lavorarci”.

