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Fabio Grosso
Fabio Grosso. Foto: Fiorentinanews.com

Poche, pochissime cose hanno funzionato davvero nelle prime due uscite della Fiorentina di mister Grosso in campionato: tra le molte carenze rese note dai rispettivi tabellini e dagli zero punti raccolti, ne sorge una resasi particolarmente evidente nella sfida contro il Frosinone: ciò che manca alla Fiorentina, adesso, è equilibrio a centrocampo.

Un reparto spaesato

L'ultimo tridente visto si avvicina molto a quello ideale: un vertice basso come Oulai e due mezzali come Atta e Ndour, che si occupino bene o male di entrambe le fasi. Il risultato è stato invece un disastro, con tre giocatori che non si sono collegati affatto bene e che hanno reso ogni discesa del Frosinone un pericolo costante. Non a caso, nelle prime due partite la Fiorentina ha subito 14 tiri in porta dai propri avversari: nessuno in Serie A ha fatto peggio in questo avvio. E non servono certo le statistiche dettagliate per vedere un evidente problema nel collegamento fra il centrocampo e la difesa, col primo reparto che troppo spesso ha lasciato la retroguardia viola sola e inerme.

Il trittico sotto i riflettori

Oulai

Il prototipo di giocatore che mancava alla Fiorentina e che giustamente è stato pagato non poco, dopo un Mondiale a livelli altissimi: grinta da mastino in fase di interdizione e pulizia tecnica in uscita dalla pressione, che non sembra infastidirlo mai. Viene da domandarsi perché Grosso abbia deciso che a Roma avrebbe dovuto sedere in panchina: non si può credere alla storia dell’adattamento quando si acquista uno che ha giganteggiato sul palcoscenico mondiale appena due mesi prima, no?

Atta

Qui però la colpa non è sua, bensì di una disposizione tattica che lo isola troppo dal gioco. Uno con la sua tecnica e progressione deve necessariamente toccare più palloni in zone nevralgiche del campo, non relegato a sinistra e cercato poco e male. Se li è dovuti inventare lui alcuni scenari pericolosi, con tiri da fuori più o meno velenosi, altrimenti avremmo visto un Roma-bis.

Ndour

Evidente leggerezza difensiva sul gol del vantaggio del Frosinone, il che porta a una domanda: ma in cosa si distingue questo ragazzo? Prestazione anonima, offensivamente invisibile e difensivamente peggio, serve molta più sostanza in un centrocampo che altrimenti lascia sempre scoperto Oulai (come visto al Franchi sabato scorso). Ha pure l’aggravante di essere qua da tempo, quindi il discorso di ‘ambientarsi’ non regge: urge cambio passo per iniziare a dimostrare di meritarsi il posto nell’11 iniziale.

Un tassello mancante

Sorge un problema che a ridosso della fine del mercato non è proprio comodo da affrontare: manca qualcuno anche a centrocampo. Arrivati Beto e (forse) Gnonto, che assieme a Njie completano il pacchetto offensivo, si torna a guardare alle lacune di questa rosa e una, evidente, è quella di un centrocampista con doti di rottura. Non perché manchi – a tal proposito c’è Oulai, che però non può reggere l’onere difensivo del centrocampo da solo –, ma perché con un Atta che deve giocare più centrale e preferibilmente avanzato, e uno Ndour che ha doti più prestate all’offensiva che non all’interdizione, si forma un tridente per nulla equilibrato. Quindi, manca uno che faccia filtro tanto quanto Oulai, ma che abbia anche modo di pulire i palloni che gli passano tra i piedi e che sappia innescare l'attacco viola. Un Torreira, per intenderci. Il tempo del mercato sta finendo ma, se questa carenza non verrà curata, il rischio di doversi abituare ad una Fiorentina squilibrata si fa sempre più reale.


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