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Pietro Comuzzo
Pietro Comuzzo. Foto: Vicario/Fiorentinanews.com

Da alcune giornate, in coincidenza con il ritorno alla difesa a quattro, il classe 2005 Comuzzo sembra essersi ripreso con successo il suo posto nella Fiorentina. Soprattutto, sembra aver invertito la tendenza negativa sul suo rendimento, segnato nell’ultimo anno solare prima dalla perdita di quella titolarità conquistata tra agosto 2024 e gennaio 2025, e poi dalle difficoltà della prima parte di questa stagione che hanno segnato l’intera squadra.

La freddezza della piazza

Eppure, a livello di sentore dell’opinione pubblica, pare esserci una certa freddezza di fronte alla ripresa del ragazzo. Questo nonostante sia evidente - anche solo dai risultati - l’importanza della crescita di Comuzzo nella maggior tenuta del meccanismo difensivo della Fiorentina, e di come l’affidarsi a una coppia formata da lui e Pongracic fosse la scelta più coerente sia dal punto di vista tecnico che da quello delle prospettive future, scelta colpevolmente non praticata dai tecnici viola nell’ultimo anno.

Errori?

Nell’ultima gara con il Bologna, ma anche nella precedente con il Milan (dove Comuzzo è stato premiato come migliore in campo grazie anche alla rete segnata), tante attenzioni sono state dedicate ad alcuni suoi errori, veri o presunti. Nell’1-1 contro i rossoneri, il difensore viola da alcuni è stato imputato di essersi perso Nkunku in occasione del pari, mentre sul gol dell’oggi neo-gigliato Fabbian avrebbe avuto la colpa di esser in ritardo sul centrocampista rossoblù (in questo, curioso che tanti abbiano giustamente evidenziato anche l’errore di Fagioli nella gestione, ma pochissimi abbiano quantomeno notato l’eccessiva morbidezza di un più fresco Solomon in quella situazione, prima su Zortea poi su Rowe).

Contro il Milan

A ben vedere, nelle due partite in questione, il limite prestazionale di Comuzzo è stato piuttosto qualcosa di legato alle sue caratteristiche e ad aspetti sui quali deve migliorare. In particolare contro il Milan, il classe 2006 ha inizialmente faticato nello svolgere la consegna di difendere lo spazio e gestire gli inserimenti a rimorchio di Pulisic, mentre a Pongracic veniva assegnata la marcatura su un Füllkrug sempre chiamato a ricevere spalle alla porta. Una scelta, questa di Vanoli, forse criticabile, visti i limiti di Comuzzo nell’orientarsi senza un riferimento fisso da aggredire, ma probabilmente dettata dalla maggior struttura fisica del croato e da una maggior rapidità sul breve del friulano, con la quale magari si sperava di arginare le folate dell’attaccante statunitense.

L'analisi dei gol presi: quanta colpa ha Comuzzo?

Per il resto, come spesso avviene, questi capi di imputazione appaiono molto fuori focus. Sia contro il Milan che contro il Bologna, i gol arrivano da situazioni di palla persa e conseguente controtempo, con, nella sfida con i rossoneri, l’aggiunta di una colpevole mancanza di reattività generale della squadra, fermatasi a chiedere un fallo che non c’era. Nel frangente di confusione ricercare la responsabilità individuale è abbastanza superficiale: la linea difensiva è lasciata scoperta, e ognuno nel momento di panico finirà per prendere scelte errate, da Pongracic che rompe la linea con i tempi sbagliati a Dodô che finisce per tenere in gioco Nkunku, andato a tagliare anche troppo presto alle spalle di Comuzzo. L’errore sta a monte. Al Dall’Ara poi, basta rivedersi le posizioni e i riferimenti dei nostri difensori sull’azione del gol: non era affatto Comuzzo a dover coprire Fabbian, impegnato come per tutta la gara a tenere il suo riferimento su Castro (lavoro svolto egregiamente), e il suo tentativo di intervento – abbastanza disperato – era una pezza a carenze altrui (nello specifico, è Sohm che sul cross di Rowe sbaglia l’uomo su cui scalare). Stesso discorso si potrebbe fare per quanto riguarda il 2-2 con la Lazio: il fischio sul rigore sa più di amara compensazione per quello assegnato a Gudmundsson.

E allora: ma che vi ha fatto Pietro Comuzzo?

Piuttosto che nelle quisquilie poco attente e in tentativi postumi  di difendere errori di valutazioni gravi commessi in passato, sarebbe meglio concentrarsi su quello di buono che sta facendo un giocatore cresciuto nel vivaio e che è una preziosa risorsa tecnica (nonché potenzialmente anche economica, vista le sue passate valutazioni). C’è il gol con il Milan e una partita gestita in crescendo con clienti complicati, c’è la prestazione con la Cremonese, dove ha annullato Vardy e di fatto salvato il risultato in una situazione sciagurata; c’è l’ottima prova con il Bologna dove ha dominato Castro con una marcatura aggressiva, specialità della casa. C’è soprattutto una crescente intesa con il compagno di reparto, dove Pongracic può compensare i limiti di Comuzzo in fase di costruzione e di copertura degli spazi, il tutto esaltato da una fase difensiva oggi ben più coraggiosa e adatta alle caratteristiche tecniche di entrambi. Impariamo a riconoscere e tutelare i nostri talenti, invece di fissarci con scommesse sbagliate recenti e passate.


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