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Manor Solomon
Manor Solomon. Foto: Vicario/Fiorentinanews.com

A volte il calcio non ha bisogno di grandi teorie tattiche o di numeri complicati. Basta guardare le partite. E se si guardano le ultime settimane della Fiorentina, una sensazione diventa sempre più forte: quando Manor Solomon gioca, la squadra viola sembra respirare meglio.

Non è solo una questione di gol, anche se i suoi sono arrivati nei momenti giusti. È soprattutto una questione di ritmo, di imprevedibilità, di quella scintilla che spesso è mancata alla Fiorentina in questa stagione complicata.

Solomon non è arrivato a Firenze come un salvatore della patria. Prestito, operazione quasi di ripiego, una scommessa di mercato in una stagione difficile. Eppure nel giro di poche partite l’israeliano ha dato alla squadra qualcosa che mancava: la capacità di creare superiorità sugli esterni.

La differenza quando gioca

Le partite parlano abbastanza chiaro. Nelle gare in cui Solomon è stato protagonista, la Fiorentina ha mostrato segnali di crescita e una manovra più viva.

Più che dire che con Solomon la Fiorentina faccia automaticamente più punti, è più corretto sostenere che con l’israeliano in campo la squadra appaia più brillante e imprevedibile. 

I suoi due gol contro Napoli e Torino hanno dato segnali importanti, ma i risultati raccontano una realtà più sfumata: a Napoli è arrivata una sconfitta, col Torino un pareggio. Insomma, Solomon non è ancora la prova risolutiva, però è uno dei pochi a dare alla manovra viola strappo, coraggio e uno contro uno.

È il tipo di giocatore che costringe le difese a cambiare atteggiamento. Salta l’uomo, punta la porta, accelera quando la partita sembra spegnersi. In una squadra che spesso ha faticato a trovare soluzioni offensive, questo non è un dettaglio.

Non è un leader, ma cambia l’inerzia

Attenzione però a non esagerare. Solomon non è ancora il leader tecnico della Fiorentina. Non è il giocatore attorno al quale costruire tutta la squadra.

Ma ha una qualità rara: sposta l’inerzia delle partite.

Ci sono giocatori che riempiono il tabellino e altri che cambiano il modo in cui la squadra gioca. Solomon appartiene più alla seconda categoria. Quando parte palla al piede, la partita cambia ritmo. Quando riceve largo sulla fascia, la difesa avversaria deve preoccuparsi.

E questo, in una stagione in cui la Fiorentina ha spesso dato l’impressione di muoversi con il freno a mano tirato, è già molto.

Il vero nodo: il futuro

solomon
Manor Solomon. Foto: Vicario/Fiorentinanews.com

A questo punto la domanda diventa inevitabile. La Fiorentina dovrebbe riscattarlo?

La risposta dipenderà da molte cose: la classifica finale, le scelte tecniche per la prossima stagione, il progetto della società. Ma una cosa è certa: Solomon ha dimostrato di poter essere più di un semplice rincalzo.

Non è ancora un punto fermo, ma è uno di quei giocatori che possono accendere la squadra nei momenti più difficili.

E in una stagione in cui la Fiorentina ha cercato disperatamente energia e idee, non è poco.

Un dettaglio che può fare la differenza

Nel calcio spesso si parla di sistemi di gioco, di moduli, di equilibrio. Tutto vero. Ma alla fine le partite le cambiano i giocatori che sanno inventare qualcosa.

Solomon è uno di questi. Non sempre, non per novanta minuti, ma abbastanza da far pensare che con lui la Fiorentina possa avere un’arma in più per uscire dalle sabbie mobili della stagione.

E forse è proprio questo il punto. Non è il protagonista assoluto, ma è uno dei pochi capaci di accendere la luce quando il gioco viola diventa troppo prevedibile.

E a volte, nel calcio, basta una scintilla per cambiare una stagione.


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