Kayode: "La Premier è un campionato straordinario. Alla Juventus 7 anni bellissimi, ma a Firenze sono stato da dio. Aquilani e Italiano..."
Quest'oggi l'ex terzino destro della Fiorentina, adesso in Premier League al Brentford, Michael Kayode ha rilasciato una lunga intervista a ChiamarsiBomber dove ha avuto modo di ripercorrere alcuni momenti della sua breve ma intensa carriera.
“La Premier è un campionato straordinario, molto competitivo ed equilibrato. Per un giovane è un contesto ideale per crescere e migliorarsi giorno dopo giorno. All’inizio non è stato semplice. All'inizio giocavo poco e subentravo dalla panchina, poi un infortunio al ginocchio mi ha fermato per circa un mese. Una volta rientrato ad aprile, però, ho trovato continuità e sono arrivato a partire titolare nelle ultime partite. L'esordio contro il Tottenham, con Son da marcare, è stato qualcosa di incredibile. Mi sono ambientato subito grazie a compagni e società”.
“Alla Juventus ho trascorso 7 anni bellissimi”
Ha poi parlato dei suoi primi passi alla Juventus: “"Ho trascorso sette anni bellissimi in bianconero, un'esperienza che mi ha formato molto. A 14 anni sono andato in prestito al Gozzano e poi la Juve ha deciso di non puntare più su di me. A mio avviso avrei potuto restare, ma evidentemente non ero nelle loro idee. Fa parte del calcio”.
“Non rimpiango la scelta di aver lasciato Torino”
Ha anche aggiunto: “Se rimpiango questa scelta? Assolutamente no. Col senno di poi è stata una svolta positiva: quella scelta mi ha dato motivazioni fortissime. Nel gruppo Juve eravamo in tanti, ma pochissimi sono arrivati tra i professionisti. Al Gozzano, invece, ho avuto subito spazio tra i grandi e lì sono cresciuto davvero”.
“A Firenze sono stato da Dio. Ringrazierò per sempre Aquilani e Italiano”
Ha poi sottolineato quanto per lui sia stata importante l’avventura a Firenze: "È stata fondamentale. A Firenze sono stato da Dio. Aquilani è un allenatore preparato e molto umano, mi ha fatto crescere tanto. Con lui ho vinto anche Coppa Italia e Supercoppa Primavera. L’esordio in Serie A con Italiano? E' arrivato in modo inaspettato: prima dell'esordio avevo fatto diverse panchine e poi mi ha lanciato titolare contro il Genoa. Italiano è un tecnico molto esigente, ti tiene sempre concentrato e non ti permette cali. Gli devo molto, soprattutto per la mentalità che mi ha trasmesso”.



