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Se c'è una cosa che un po' tutti sognavano nell'estate 2019, all'arrivo di Rocco Commisso a Firenze, era il decollo della Fiorentina, con grandi giocatori ma anche una gran società. E' inutile girarci intorno: senza una struttura forte, anche investimenti ingenti sul mercato rischiano o son destinati a risultare inutili. Basti pensare alla valanga di milioni sprecati da Barone e Pradè, ai tantissimi calciatori che a Firenze hanno reso meno delle attese e che sono stati rivenduti dopo appena sei mesi.

Una schizofrenia propria dello sporta dilettantistico forse, non certo di un club di Serie A, il tutto però con il benestare irremovibile del patron. E la Fiorentina oltre un certo step non ci è mai andata, forte della sua autoreferenzialità e presunzione. Perché non si sia cercato fin dal 2019 il top raggiungibile in tema di dirigenti resta un mistero, un inno all'autolesionismo, di chi preferiva ‘fare con i suoi’. Tutto fatto in casa, tutto in famiglia: un approccio inadeguato al calcio professionistico e le magagne sono venute fuori fin troppo tardi. E' servita (sta servendo) una quasi retrocessione per cedere a un'inversione di marcia: Paratici rappresenta la fine della Fiorentina home made. Era l'ora, se pur in ritardo di sette anni.


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