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Grosso e Paratici

Ce li ricordiamo bene i giorni di Dimitar Berbatov e Sergej Milinkovic-Savic, anche se di anni ne sono passati 14 e 11 ma furono beffe talmente grandi e talmente ‘da Fiorentina’ che tutt'ora se ne parla e tutt'ora ci se ne ricorda. Il campionario potrebbe allungarsi e spandersi in lungo e in largo, da Vidic (era il 2005) a Salah (la stessa estate di Milinkovic) ma di queste storie ce ne sono a migliaia un po' per tutti i club. I due casi per antonomasia restano i primi due, nel primo dei quali per altro c'era già lo zampino di Paratici, a suo tempo braccio destro di Marotta alla Juve. Berbatov però beffò tutti e andò al Fulham, dopo aver ignorato la coincidenza aerea Monaco-Firenze.

Il de ja vu maledetto

Il tema delle lacrime di Milinkovic-Savic invece è tornato d'attualità, con ulteriori racconti e dettagli, proprio nei giorni scorsi. E la sensazione di de ja vu non può che aver accompagnato un po' tutto l'ambiente viola ieri, quando dalla Turchia erano cominciate a rimbalzare voci incredibili, surreali, sul fatto che Oulai, il calciatore bramato e atteso da giorni, fosse stato addirittura rapito. Della serie, cosa poteva mai capitare ad un calciatore ormai quasi sull'aereo e apparentemente non sul punto di scoppiare a piangere? Il rapimento! Poi relegato a consultazione con avvocati. 

Il finale insolito

Ma nonostante le complicazioni, classiche ma sempre inattese, dell'ultimo minuto, l'affare è andato avanti e si è concluso felicemente. Una trattativa con la quale Paratici dà un bel colpo di cimosa ai tabù della storia viola e si fa anche perdonare per quell'inserimento su Berbatov. Per la Fiorentina un colpo internazionale di questo tipo rappresenta una novità un po' a 360 gradi, nonché un deciso cambio di marcia, sul campo (si spera) ma soprattutto fuori. 


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