De Ponti: "Firenze adesso ha il suo Frankenstein: senza soldi lo stadio resterà un problema"

Scritto da Redazione  | 
Il progetto del restauro del Franchi presentato da Casamonti

Il direttore del Corriere Fiorentino Roberto De Ponti, con un editoriale all’interno dell’edizione odierna del quotidiano, ha voluto commentare le ultimi vicissitudini sulla ristrutturazione dello stadio Artemio Franchi.

“Il punto di non ritorno è già stato superato da un pezzo. Incassati i 120 milioni dal ministero della Cultura per la risistemazione del Franchi, monumento nazionale progettato dal Nervi e stampato sul passaporto come eccellenza italiana eccetera eccetera, Dario Nardella è obbligato a spenderli entro il 2026 per lo stadio (e solo per lo stadio, è il caso di ribadirlo), pena la restituzione immediata dei quattrini senza se e senza ma. L’opera andava completata con altri 55 milioni che il governo Draghi aveva promesso tra le pieghe del Pnrr, ma quei 55 milioni si sono volatilizzati da un giorno con l’altro perché il nuovo governo, a guida Giorgia Meloni, li ha cancellati (lasciandone invece 93 a Venezia, ma questo è un altro discorso). E il Franchi, nel progetto, è diventato di colpo un Frankenstein con metà stadio coperto e metà no. Ieri il Tar del Lazio ha chiuso la questione dando ragione al governo e rigettando il ricorso di Palazzo Vecchio, lasciando il sindaco solo in mezzo alle critiche e con un dubbio grande così: proseguire si prosegue, ma con quali soldi? Il ricorso al Consiglio di Stato è un atto estremo ma dovuto, se non altro per continuare a sostenere le proprie ragioni, ma non è da lì che arriveranno i quattrini, anche il più ottimista dei funzionari di Palazzo Vecchio se ne rende conto. Il fatto è che 10 milioni sono già stati spesi per concorsi e gare, e che i 120 devono giocoforza essere spesi: il punto di non ritorno, come detto, è già stato superato". 

Ha poi concluso: “È innegabile che quello di Nardella è stato un azzardo sotto ogni punto di vista, soprattutto nella solitudine di cui si è circondato nel cercare di perseguire in maniera ostinata e contraria l’obiettivo del nuovo stadio. Prima di tutto sarebbe stato logico coinvolgere la Fiorentina, che in quello stadio ci dovrebbe giocare, barattando un contributo economico con una concessione a lunghissimo termine dello stadio. Sarebbe stato più opportuno poi riunire consensi bipartisan per un’opera che la città attende da decenni, anziché sfidare petto in fuori le critiche degli scettici. Che peraltro in periodo preelettorale sanno tanto di strumentale. A Venezia, le opposizioni hanno lavorato di comune accordo con il sindaco per riottenere i finanziamenti che le erano stati tolti, a Firenze per definizione no: di Tafazzi è piena la città, quelli che meglio i privati, quelli che copriamolo e basta, quelli che prima case e scuole. Insomma, quelli che non conoscono le leggi. E a proposito di Venezia, sindaco di centrodestra accontentato dal governo di centrodestra, ben venga l’apertura di Donzelli a Nardella: magari collaborando una strada si troverà. Perché se l’operazione dovesse essere solo elettorale, è bene sapere che il problema stadio resterà anche quando Nardella sarà altrove. E magari il candidato in pectore Eike Schmidt si ricorderà di aver fatto parte anche lui della commissione che ha votato il progetto Arup per il nuovo Franchi."

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