Dodô: "La guerra in Ucraina è stata terribile. Così io e i miei compagni allo Shakhtar riuscimmo a scappare"

Nel corso di un'intervista ai canali ufficiali della Fiorentina, l'esterno brasiliano Dodô ha raccontato le difficoltà della guerra vissuta ai tempi dello Shakhtar: “Per me ha rappresentato una tappa molto importante. Sono arrivato lì a soli 19 anni e c'erano tanti brasiliani come me, avevamo una squadra molto forte per giocare la Champions League. Mi ricordo benissimo che un giorno, alle 4 del mattino locali, mia moglie mi chiamò per dirmi che la Russia stava bombardando l'Ucraina. Tempo cinque minuti da quando riattaccai cominciarono i bombardamenti, alcuni di noi calciatori abitavamo in una villetta vicino all'aeroporto e vedemmo tutto chiaramente. Era il caos, la gente si era riversata in macchina per scappare in macchina, una cosa chiaramente impossibile. Decidemmo di andare subito in un hotel di proprietà della società che aveva un bunker, e lì ci rifugiammo”.
La fuga verso Budapest
“Era una situazione terribile - continua Dodô - fuori c'erano i soldati russi e noi dovevamo restare chiusi lì, c'erano calciatori con i bimbi piccoli. Io ero da solo e avevo mia moglie incinta in Brasile. A un certo punto arrivò un reporter e ci disse che, se fossimo riusciti ad arrivare alla stazione entro mezz'ora, avremmo potuto prendere un treno per Budapest. Era l'ultima opportunità per scappare, altrimenti saremmo dovuti rimanere in Ucraina. La stazione ovviamente era piena di gente, ma per fortuna riuscimmo tutti a salire. Il treno andava lentissimo, c'erano sedici ore di viaggio e le passammo tutti in piedi, qualcuno anche con i bambini in braccio, perché eravamo strettissimo”.
“Mi ritengo fortunato - racconta Dodô - non fosse stato per quell'uomo non ci saremmo mai salvati. In quei giorni nel bunker fu fondamentale il ruolo di Junior Moraes, calciatore brasiliano-ucraino che con le sue parole e il suo comportamento ci fece restare lucidi e tranquilli”.


