Galli: "Il Franchi per me era come il salotto di casa. Pontello fu costretto a cedermi, ma lasciare Firenze fu difficilissimo"
Protagonista di un talk presso il Teatro Cartiere Carrara in occasione di una serata solidale per l'ATT, l'ex portiere della Fiorentina Giovanni Galli è tornato sul suo esordio in maglia viola: “A Firenze sono arrivato a quattordici anni e ho fatto tutto il settore giovanile. Negli ultimi anni Mazzone mi prese a cuore e decise di puntare su di me, facendomi esordire nel secondo tempo di una partita a Torino contro la Juventus. Non feci in tempo ad entrare che avevo già preso gol, perdemmo 5-1 ma per me fu un bel battesimo”.
“Il Franchi era il mio salotto”
Sul difendere la porta della propria squadra del cuore: “Avendo fatto il percorso del settore giovanile, per me è stato naturale. Il Franchi e in generale il campo era il mio salotto di casa, mi sentivo perfettamente a mio agio anche in mezzo a centinaia di migliaia di persone. Tra l'altro ero abituato a portare il giglio sul petto, perché prima della Fiorentina ho giocato nella Marinese che era una società satellite del club viola”.
“Lasciare Firenze fu difficilissimo”
Sull'addio a Firenze: “Io ci stavo benissimo, a Firenze avevo i miei punti di riferimento. Girare la città era come sentirmi a casa. Quell'ultimo anno Pontello ci disse che doveva rientrare degli investimenti fatti, e così oltre a me andarono via Passarella e Massaro. Fu una scelta difficile e nel corso del primo anno al Milan sentivo proprio come se mi mancassero dei punti di riferimento”.
“Grazie ai fiorentini”
Infine un flash sulla politica: “Ci tengo a ringraziare i fiorentini perché, quando mi candidai a sindaco nel 2009, pur perdendo il duello con Matteo Renzi ho ricevuto un attestato di stima e affetto incredibile, con 70mila voti che arrivarono per me. Persi, ma persi con onore”.


