Viareggio Cup, lo Stadio dei Pini torna protagonista: ecco l’impianto della finale Fiorentina-Rijeka
Ci sono stadi che non hanno bisogno di essere spiegati, perché fanno parte della storia di una competizione. Lo Stadio dei Pini è uno di questi. A Viareggio, per anni, la finale significava una cosa sola: giocarla lì.
Dopo un lungo periodo di stop, adesso si torna esattamente a quel punto. La finale tra Fiorentina e Rijeka riporta il torneo nel suo luogo naturale, quello che più di tutti ne rappresenta l’identità.
Uno stadio costruito attorno al torneo
Lo Stadio dei Pini nasce alla fine degli anni ’50, immerso nella pineta di Viareggio. Non è mai stato un impianto imponente o moderno nel senso classico, ma ha sempre avuto una funzione precisa: essere la casa della Viareggio Cup.

Nel tempo è diventato il punto di riferimento del calcio giovanile internazionale. Qui si sono giocate finali, sono passati giocatori destinati a diventare professionisti, e si è costruita una tradizione che è rimasta nel tempo.
La finale, semplicemente, si faceva lì.
La chiusura e il vuoto nel torneo
Nel 2018 lo stadio viene chiuso per problemi strutturali. Da quel momento resta inutilizzato per anni e la Viareggio Cup è costretta a spostare la finale altrove.
Il torneo è andato avanti, ma senza i Pini qualcosa si è perso. Mancava il riferimento, il luogo che dava un senso preciso alla conclusione della competizione.
Non era solo una questione logistica, ma di identità.
I lavori e la riapertura
Quando si è deciso di intervenire, lo si è fatto con un progetto completo. Non una sistemazione temporanea, ma una ristrutturazione vera, con un investimento importante.
Sono state rifatte le tribune, rinnovato il campo, sistemata la pista di atletica e aggiornata l’illuminazione. Lo stadio è stato riportato a condizioni moderne, senza però stravolgerne la struttura.
La riapertura è arrivata nel settembre 2025.
La finale che segna il ritorno
La scelta di riportare la finale ai Pini non è casuale. Fiorentina-Rijeka diventa la partita che certifica il ritorno dello stadio nel suo ruolo storico.
Il torneo torna nel suo contesto naturale, con il pubblico sugli spalti e con un impianto che torna a fare quello per cui è sempre esistito.
In questo caso non servono effetti particolari. Basta il fatto che si giochi lì.



