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Stefano Cecchi

Questo pomeriggi il giornalista sportivo Stefano Cecchi, durante un collegamento con Radio Bruno, ha avuto modo di analizzare alcuni temi di casa Fiorentina.

“Credo che non ci sia un singolo tifoso della Fiorentina che dopo le parole di Paratici in conferenza stampa non abbia provato un minimo di orgoglio. Quest’idea di una squadra che magari non punta allo scudetto ma che si fa riconoscere piace a tutti. E nel passato recente alcune Fiorentine che non hanno vinto niente avevano un marchio di fabbrica, le riconoscevi: e sto parlando di quella di Montella e ancora prima di quella di Prandelli. Avevamo l’idea di avere una squadra che giocava con una felicità addosso e con un simbolo alle spalle da portare a giro nel mondo. Noi a volte ci dimentichiamo dell’impatto che il Brand Fiorentina possa avere nel mondo, e a me l’idea disuna Fiorentina cosi mi piace moltissimo”.

“Vincere conta tanto, ma vorrei avere una Fiorentina dalla forte identità”

Ha anche aggiunto: “La vittoria è il mantra di tutti, ma spesso è il marchio e la tua identità che ti fanno apprezzare dagli altri. E siamo d’accordo nel dire che le Fiorentine di Montella e Prandelli non hanno vinto niente, ma provocavano tanta felicità nei suoi tifosi. Erano squadre ariose come davanzali, tu le guardavi ed avevi il sole negli occhi: c’era un senso d’orgoglio nel sostenerle. E durante la gestione Commisso l’unica paragonabile a queste è stata quella della prima stagione di Italiano: una squadra che quasi inaspettatamente creava felicità nei suoi tifosi. E’ quel modello i che dobbiamo perseguire, riconoscere una squadra che sia romantica e toccante come la città. Poi ovviamente vincere conta moltissimo ma c’è anche altro, e noi a Firenze è questo che dobbiamo ricercare”.

“Ecco a quale modello dovrebbero ispirarsi i viola”

Ha voluto anche sottolineare un modello da seguire: “Il Barcellona sarebbe il sogno di tutti, ma è oggettivamente difficile avvicinarsi a quei livelli. Il modello secondo me da seguire è quello del Borussia Dortmund. Il BVB non è il Bayern ma una squadra che si identifica attraverso un senso di appartenenza clamoroso, ma poi nel tempo si è costruita come una squadra che scova i giovani talenti inserendoli in un progetto di calcio ben riconoscibile: poi ovviamente ci sono le stagioni in cui tutto va bene e quelle in cui tutto non andrà come le aspettative, ma intanto saremmo riconoscibili. A me piacerebbe che la Fiorentina diventasse questo”.

“Ecco cosa mi è piaciuto di Paratici”

Ha poi concluso con alcune impressioni su Fabio Paratici: “A me è piaciuto moltissimo cm si è presentato il nuovo dirigente. In città c’è già molto entusiasmo, soprattutto per come ha minutato le sue parole. Poi ovviamente il direttore sportivo è come un cuoco, non lo si misurerà per le parole ma per il piatto che riuscirà a cucinare. A livello di calcio però secondo me è stato una piacevole sorpresa, perchè sinceramente non me lo aspettavo cosi. Quando era alla Juventus non l’ho mai seguito con simpatia, e devo dire che ho riscoperto una persona dalla caratura internazionale ma anche molto umile”.

 


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