Italiani sì, ma anche mal assortiti: il centrocampo della Fiorentina sembra un rebus anche dopo due sessioni di mercato
L'addio di Richardson e Sohm - anche se per ora solo in prestito con diritto - hanno restituito una statistica molto particolare sul centrocampo della Fiorentina, che ora conta sei interpreti: sono tutti italiani. E se è certamente da applaudire la scelta di investire su talenti locali, una via che altre realtà raramente scelgono, è altrettanto vero che non bisogna farsi abbagliare dall'ennesimo specchietto per allodole allestito dal reparto mercato della Fiorentina.
Un ruolo scoperto
La Fiorentina, o perlomeno quella vista a Napoli, va sempre più decisa verso un centrocampo che conta principalmente su tre interpreti: un vertice basso a far da regista e due giocatori più avanzati, solitamente dalle doti fisiche spiccate. Ebbene, il primo problema evidente si presenta subito quando si nota che, in cabina di regia, se Fagioli dovesse mai prendere un raffreddore, la Fiorentina dovrebbe applicare l'ennesima toppa e ‘adattare’ qualcuno fuori ruolo. Si tenga conto di questo fatto quando si va a ripensare all'interruzione del prestito di Nicolussi Caviglia che, pur non essendosi mai messo in luce in questa breve esperienza in viola, era sicuramente l'unica figura adatta a far rifiatare Fagioli.
Un mercato che perplime
Dal mercato, in realtà, sono arrivati due centrocampisti che hanno certamente le carte in regola per prendersi la titolarità con Vanoli, quali Brescianini e Fabbian. Anche qui, però, sorprende come la Fiorentina abbia scelto due profili pressoché identici per caratteristiche e per ruolo in campo, lasciando invece scoperto il ruolo di ‘incontrista’ che, probabilmente, sarà occupato da uno dei due nuovi innesti. A meno che non venga riproposto uno dei centrocampisti che mancano all'appello, quali Mandragora e Ndour: che piacciano o meno, una cosa è certa, ed è che nessuno dei due è un incontrista.
Una scelta casuale
I cinque centrocampisti sopracitati, nel bene o nel male, hanno trovato il loro posto nella formazione della Fiorentina e, anche se spesso adattati (o meglio inadatti) alla posizione che ricoprono, saranno sicuramente parte delle rotazioni a disposizione di Vanoli. Tuttavia, continua a lasciare parecchie perplessità la situazione di Fazzini, sesto e ultimo centrocampista italiano alla corte viola. Sorgono dubbi in particolare sulla sua gestione, visto che da inizio anno ha raccolto solo 708 minuti su 17 presenze (media di 41 min/partita): lui che è un trequartista in un modulo senza trequartisti, troppo poco fisico per fare la mezzala e inesperto in posizioni laterali occupate da Gudmundsson e Solomon, come può tornare utile nello scacchiere tattico della Viola?
