Vanoli parla della sua Fiorentina come se non fosse l'allenatore. E manda il segnale più preoccupante: davvero non c'è niente da fare?

Ripartiamo un attimo da Fiorentina-Como 1-3. Certamente non l'impegno più importante della stagione viola, un ottavo di finale di Coppa Italia che ben poco sposta in una stagione che ha ben altre priorità, concentrate sulla sopravvivenza in campionato. Infatti si è visto in tutto, dalle scelte iniziali della formazione all'atteggiamento una volta in svantaggio, senza mai riuscire a tirare nella ripresa e consentendo ai lariani una serata relativamente serena.
Le parole di Vanoli dopo il Como
A fine partita, come di consueto, ha parlato mister Paolo Vanoli. Qui alcuni degli estratti più importanti: “Quello che non mi piace è che questa squadra non sa stare nella sofferenza. Non puoi salvarti se non sai stare nella sofferenza. A me dà fastidio, non abbiamo quel pizzico per stare nella fatica. Io mi prendo le responsabilità di questo perché forse non l'ho fatto capire del tutto. Se avessi la bacchetta magica sarebbe facile. Non siamo stati un attimo nella sofferenza… Da quando sono arrivato qua ho sempre sentito che ci salviamo facilmente. Il ca**o, sarà fino alla fine”.
Ma le soluzioni dove sono?
Che Vanoli sia un allenatore schietto e diretto, questo è fuori discussione. E Firenze lo ha compreso, apprezzando per certi versi questo tratto caratteriale che ha spesso permesso al tifoso di identificarsi in lui. Il problema è uno e sorge spontaneo: lui è l'allenatore di questa Fiorentina. E ne parla come se non lo fosse. La squadra non sa stare nella sofferenza… sarà dura lotta fino alla fine… mi dà fastidio e forse non l'ho fatto capire… ma chi ha la capacità di offrire soluzioni se non il tecnico? Di fronte a ogni legittima presa di responsabilità e agli eccessi di schiettezza (ciclicamente ripetuti, non è certo la prima volta), non si riesce mai a individuare una strada che porti alla soluzione di un problema, puntualmente non individuata.
Parole dure e tristemente indicative
I continui tentativi di Vanoli di strigliare e stimolare i suoi ragazzi sono certamente genuini e cercano di portare a un “qualcosa di positivo”, definizione molto utilizzata dall'allenatore. Ma c'è inevitabilmente un distacco troppo grande tra le volontà e l'effettivo risultato. Il rischio, di fronte a discorsi così crudi, è interpretare il messaggio che non c'è niente da fare con questa squadra, che più di così non si può fare. E se è lo stesso allenatore a lanciare tali messaggi, è ancora più emblematico.



