Il Como insegna: equilibrio non è sinonimo di chili e centimetri. La missione di Grosso per sfruttare tutta la qualità viola
Il Como, il solito Como, sempre il Como: sì perché in Italia non c’è proposta calcistica più moderna e internazionale della squadra di Fabregas. Quindi sì, il solito Como: spende e spande ma l’ha fatto finora sempre in modo congeniale alle idee del suo allenatore. E’ una battaglia quasi ideologica quella che il calcio italiano dovrebbe provare a vincere contro se stesso, per avvicinarsi il più possibile al modello ideale che oggi funziona ed è quello della qualità, sulla fisicità.
Equilibri sì ma non con muscoli e centimetri
I lariani si presentano regolarmente con un centrocampo a due, composto a rotazione da: Da Cunha, Milla, Caqueret, Perrone e Ricci. Il più alto arriva a stento al metro e 81, nessuno privilegia il fisico al talento. Una versione decisamente spregiudicata ma reduce dalla miglior difesa del campionato 2025/26, a testimonianza del fatto che ‘equilibrio’ non si traduca automaticamente con muscoli e centimetri. Tralasciando magari quella cosina piuttosto rilevante che è il trattamento del pallone.
La Fiorentina dei colossi
La Fiorentina è partita con un centrocampo di colossi a Roma, con l’intento forse di fare massa, forse di buttarla sulla lotta, di sicuro non di giocare a calcio. Perché se hai Pogba o Yaya Tourè, il fisico è un plus nel contesto di profili assoluti dal punto di vista del talento, con Ndour e Brescianini la storia è un bel po’ diversa. Caso vuole che la linea seguita da Paratici in questa estate folle di mercato sia andata in direzione della qualità, vuoi (Atta e Oulai) o non vuoi (la permanenza di Fagioli non era così scontata): una strategia che ammicca un po’ alla linea dettata da Fabregas ma che avrà poi bisogno di una traduzione sul campo.



