Sousa: "La mia squadra lottava senza arrendersi, si creò qualcosa di incredibile. Penso spesso ad Astori. Capii subito che Chiesa..."
Questo oggi, in vista della festa per il centenario della Fiorentina, sulle pagine de La Nazione è apparsa una lunga intervista all'ex tecnico gigliato Paulo Sousa: ultimo allenatore capace di condurre la squadra viola in testa alla classifica.
“Un'incredibile armonia tra club, allenatore e città. Un'idea di calcio che si intreccia con l'identità di tifosi. Diventammo una squadra che lottava senza arrendersi, con lo stesso spirito del calcio storico, creando una grande empatia con l’ambiente. L’impatto con Firenze? Un impatto importante, ho voluto conoscere la cultura di Firenze. Ho vissuto la città, cercando di identificarmi con la città, con il suo grande orgoglio e sempre alla ricerca della bellezza e in questi due anni, lo dico con tutta l'umità del caso, abbiamo fatto un calcio bello, forse il più bello d’Italia".
“Ci sono state due serate indimenticabili”
Ha poi ricordato alcuni serate: “L'entusiasmo per la prime sei vittorie in sette gare. Con il Milan il segnale fu forte. Le partite capolavoro? Due per la verità: e sono sempre con l'Inter. La prima il 4-1 a San Siro il 27 settembre 2015 che significa primato in classifica, con una tripletta di Kalinic, Gara che ha confermato la forza di quel gruppo che giocava un calcio bello da vedere e di grande rendimento. La seconda? Appartiene alla stagione successiva, ma il 5-4 contro l'Inter in rimonta dove Astori fu monumentale. Ma devo dire che ci sono state tante partite che mi hanno lasciato e hanno lasciato tracce importanti. Penso alla vittoria contro la Juve di Allegri, oppure al 3-3 con il Napoli, giocate come piaceva a me, imponendo calcio”.
“Davide è sempre nei miei ricordi”
Un pensiero anche per Davide Astori: “Penso spesso a Davide, al suo modo di vivere il calcio con l'umiltà e la voglia di imparare sempre. Curioso e determinato, sempre disponibile. E poi in campo era straordinario per le letture dei momenti della partita e per la sua capacità di essere leader anche silenzioso”.
“Chiesa aveva qualcosa che altri non avevano”
Il tecnico è stato lui che ha lanciato Federico Chiesa: “Andavo spesso a vedere le partite della Primavera e Federico non era spesso titolare, ma avevo capito che fosse un ragazzo con potenzialità, intuendo le qualità e parlando con lui a Moena ho deciso di puntarci. Il contesto lo ha aiutato poi a sviluppare le doti e secondo me aveva i valori che rappresentavano la città: quella voglia di lottare non arrendersi”.
“Ecco cosa cambierei”
Ha poi concluso: “A distanza di anni, l'unica cosa che cambierei è la mia comunicazione. Probabilmente, con l'esperienza di ora, sarei più allineato con la società e continuerei a lavorare per far aumentare i valori del club. Resto sempre grato alla famiglia Della Valle per avermi dato quell’occasione”.



