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In avvicinamento alla fase finale di questa stagione travagliata per la Fiorentina, Fiorentinanews.com ha raccolto in esclusiva le parole dell'ex attaccante dei viola Giacomo Banchelli, toccando vari temi tra cui la corsa alla salvezza. Queste le sue parole.

Vittoria contro la Cremonese e pareggio contro l’Inter: visti gli ultimi risultati, anche a fronte di un calendario complicato, quanto è vicina la salvezza per la Fiorentina?

“È da tutta la stagione che ci chiediamo come possa stare laggiù la Fiorentina, sono annate che nascono male e si spera che finiscano meglio. Vedo però segnali positivi che mi fanno ben sperare, la bella partita con l’Inter, la vittoria a Cremona, e nel mezzo ha anche vinto contro il Rakow: in una settimana dove la squadra ha fatto tre partite, l’ho vista bene sul piano fisico e ho visto una bella reazione anche dal punto di vista dell’atteggiamento, forse perché affrontando un avversario come l’Inter, non sarebbe stata la fine del mondo se fosse arrivata una sconfitta contro una delle squadre più forti del campionato. Ora però la Fiorentina non deve perdere gli scontri diretti, contro quelle squadre che si chiudono dietro, che per i viola di solito sono le partite più complicate: non è detto che in queste partite si rivedrà quanto visto contro l’Inter”.

La spaventano le concorrenti dirette?

“Il problema è che le avversarie sono state costruite per salvarsi, e hanno giocatori abituati a lottare per la salvezza, mentre la Fiorentina con Pioli aveva l’obiettivo di entrare nelle coppe europee: il calendario non è dei migliori, da qui in avanti sono tutte finali e sarà una battaglia. Ovviamente ci può essere l’annata meno buona, ma per la Fiorentina pensare di lottare per la salvezza a 8 giornate dalla fine è impensabile. Una piazza come Firenze, giustamente, è esigente, e per i giocatori ritrovarsi in fondo alla classifica non è mai facile: basti pensare alla stagione 92-93 con Radice, seconda in classifica nel girone d’andata e poi retrocesse all’ultima giornata, eppure c’erano giocatori come Batistuta, Effenberg…”.


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