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Fabio Paratici

Un’estate partita incredibilmente presto per la Fiorentina, che prima di presentare ufficialmente il nuovo allenatore ha già chiuso due colpi di caratura internazionale: entrambi difensori, entrambi con valore di mercato importante, uno promettente e uno più affermato. Viene da pensare che nulla di questo sarebbe stato possibile – o perlomeno non con queste modalità – senza quel turbolento cambio nel ruolo di direttore sportivo che ha portato Paratici a Firenze.

Vedute allargate

Non è una questione economica, tutt’altro: la Fiorentina ha speso anche l’anno scorso, anzi, ha speso tanto e male, tanto da meritarsi una sanzione Uefa, applicata ai viola proprio perché incapaci di raggiungere obiettivi degni di essere premiati economicamente per rientrare delle spese. Oltre che fallimentare, però, il mercato della scorsa stagione è apparso monodimensionale: Piccoli dal Cagliari, Sohm dal Parma, Fazzini dall’Empoli in estate, Fabbian dal Bologna e Brescianini dall’Atalanta in inverno. Non che non ci sia talento in Serie A, ma una cosa è certa: c’è un mondo di differenza tra le vedute di Pradè e quelle di Paratici, in ambito di conoscenze e di scouting. E le prime mosse non solo fanno ben sperare a livello di progetto sportivo, ma mettono anche molta curiosità su come proseguirà il mercato, essendo onestamente difficile mantenere un livello così alto.

Tornare ad essere una prima scelta

Con Paratici si respira un’aria internazionale, giocatori di livello e corteggiati anche da ambienti più altisonanti: Viery, ad esempio, era nel mirino della Juventus; Dragusin, a gennaio, sembrava destinato alla Roma, almeno a sentire il suo agente. E se due come loro scelgono la Fiorentina, una squadra in piena rifondazione, che non parteciperà a nessuna competizione europea, prima di altre squadre che possono dare loro altre garanzie a livello quantomeno di visibilità, viene da credere che il progetto di Paratici sia interessante e appetibile un po’ per tutti. Non deve quindi stupire la trattativa per Oulai, sensazione del Mondiale che ha però sulle spalle un cartellino da 30 milioni: un nome, o meglio un archetipo di giocatore, che l’anno scorso non sarebbe stato nemmeno preso in considerazione. Eppure, lo pagheresti su per giù quanto Piccoli…


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