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La sosta Nazionali volge al termine e la Serie A riprenderà sabato prossimo proprio con la gara tra Genoa e Fiorentina. Per parlare del momento viola, tra primi indizi di stagione e prospettive future, anche alla luce delle prove dei calciatori gigliati impegnati in Nazionale, FiorentinaNews.com ha contattato Fulvio Collovati, ex difensore di grandissime squadre e Campione del Mondo nel 1982.

Si aspettava un inizio di stagione così complicato per la Fiorentina di Grosso?

“Devo dire la verità non di queste dimensioni, anche se con questi cambiamenti di allenatore, io delle perplessità ce le ho sempre. È stato fatto un buon mercato, ma io sinceramente avrei confermato Vanoli già da prima. Se un professionista fa bene, nell’ambiente si adatta alla grande ed è bravo ad instaurare il clima giusto con la squadra, bisogna puntarci. Nel calcio fenomeni non ne esistono, ma conta tanto la psicologia e l’entrare in sintonia con i propri calciatori”.

Vanoli può rimettere a posto le cose e regalare una stagione ambiziosa alla Fiorentina?

“Bisogna capire che si intende per ambiziosa. Se fa riferimento ad un piazzamento europeo, devo dire che la Fiorentina ha costruito una squadra credibile, ha fatto degli ottimi investimenti, ha acquistato dei buoni giocatori, ma conterà molto anche il saper mantenere l’entusiasmo ritrovato. Basta guardare alla nostra Nazionale, che sembrava essere in caduta libera contro il Belgio, mentre poi il pareggio con la Francia ha ridato grande slancio a tutti. L’importante, e torno a Vanoli, sarà mantenere un allenatore che instauri con i giocatori il giusto clima via via che la squadra viola affronterà i vari avversari di turno”.

Da ex difensore quante potenzialità vede in Radu Dragusin?

“Io sono molto critico con i difensori attuali ma, e lo specifico chiaramente, non per colpa loro. Il problema è che ai nostri tempi era diverso. A me è stato chiesto di fare il difensore per 20 anni, anche se per esempio Liedholm mi diceva: ‘Marca e vai, e cioè proponiti anche’. Adesso, se non fai la costruzione dal basso alla perfezione, non sei all’altezza. Il difensore invece, a mio parere, deve fare il difensore. Se a Dragusin chiediamo questo, e cioè di difendere, è un buon elemento”.

Sabato riprenderà il campionato con Genoa-Fiorentina: come stanno i prossimi avversari viola?

“L’altro ieri ero a Genova, città dove ho lasciato il cuore, visto che ci ho giocato gli ultimi quattro anni della mia carriera. L’ambiente è molto depresso. A mio parere, loro offrono un buon calcio con De Rossi, ma rappresentano una squadra che fatica a fare gol. Bisogna però ammettere che sono stati anche sfortunati in alcune gare, come per esempio in quella col Napoli. Per fare un paragone, il Genoa di oggi mi ricorda proprio la Fiorentina dell’anno scorso”.

Fagioli può diventare uno dei pilastri della nuova Nazionale di Mancini?

“Ora definirlo un pilastro forse è esagerato. Restando nel calcio attuale, un pilastro è stato Pirlo nella Nazionale del 2006 e non siamo sullo stesso livello. Sicuramente Fagioli è un giocatore su cui Mancini può fare affidamento per il presente e il futuro degli azzurri, ma non sarebbe giusto fare ancora dei paragoni con dei grandi centrocampisti del passato". 

Cosa ne pensa del percorso di crescita di Ndour?

"Nelle ultime ore è stato esaltato, anche giustamente, per il suo gran gol, ma lui ha qualità a prescindere da quella rete lì.  Se mi permette un’osservazione, però, ai miei tempi a 19 anni i calciatori erano già maturi, forse perché avevano fatto tutti un percorso completo nel settore giovanile. Ora a 21-22 anni si dice che ci vuole ancora del tempo per farli crescere. Diciamo che ci vuole più pazienza rispetto a quando giocavo io”.


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