Sadotti a FN: "Firenze è stupenda, non c'è posto migliore. Che emozione l'esordio di Braschi, siamo cresciuti insieme. Il mio? Avrei una reazione simile"
Il difensore centrale della Fiorentina Primavera Edoardo Sadotti si è raccontato in esclusiva su Fiorentinanews.com, parlando di tutto il suo percorso in carriera.
Sei figlio d’arte, di un padre (Mirco Sadotti) che ha ricoperto il tuo stesso ruolo e che -come hai già confessato- non ti ha mai messo pressione. Te cosa gli hai “rubato” per essere un difensore migliore?
“Mio babbo aveva un modo di giocare un po’ diverso dal mio: magari era un po’ meno tecnico, però era molto più aggressivo in fase difensiva. Un difensore un po’ di vecchio stampo. Io, più che altro, cerco di prendergli i consigli che mi dà in fase difensiva”.
Immagino, quindi, che fin dagli inizi con l’Olmoponte Santa Firmina e con il Capolona Quarata il ruolo sia sempre stato lo stesso…
“In realtà no. All’inizio, quando ho iniziato a giocare i primi anni, facevo il centrocampista, a volte anche un pochino più avanzato. Mi piaceva tanto fare gol e stare davanti. Infatti tuttora mi piace giocare col pallone, mi ha aiutato molto per le caratteristiche”.
Poi arriva la Fiorentina, il liceo sportivo e i treni Arezzo-Firenze in continuazione…
“Sì. Sono stati anni duri, sinceramente, però belli. Perché mi ricordo che arrivavo sfinito la sera a casa, ma sono anni che mi hanno aiutato tanto. Mi hanno fatto fare tanti sacrifici e ho capito cosa vuol dire fare fatica. Ha significato tanto per me”.
Essendo qui ormai da una decina d’anni, a cosa ti sei legato maggiormente?
“La città è stupenda e mi ci trovo benissimo. Tra l’altro ormai abito a Firenze da un paio d’anni. Per quanto riguarda l’ambiente, conosco un sacco di dirigenti e di persone che negli anni mi hanno accompagnato e mi hanno fatto stare benissimo. Per me non c’è posto migliore di Firenze”.
Ragazzi come Braschi, Rubino e Trapani si sono spesso mischiati in curva (anche recentemente) per tornare a vedere la Fiorentina da tifosi. Tu li hai seguiti in questa esperienza? O hai un passato al seguito?
“Sì. Quest’anno un po’ meno, però nelle scorse stagioni frequentavo spesso lo stadio. E con loro sono andato qualche volta in curva. C’è un forte legame, sì, perché siamo amici in campo ma anche fuori dal campo”.
Proprio Braschi, per l’appunto, Braschi ha debuttato in prima squadra contro il Rakow e le immagini delle sue lacrime hanno emozionato tutti. Che vi siete detti lì per lì? Come lo hai visto?
“Già un po’ prima della partita, si annusava il fatto che avrebbe avuto l’opportunità. Finita la partita sono andato ad abbracciarlo subito, quando l’ho visto in lacrime. Sono dieci anni che giochiamo insieme. Gli ho detto che ero contento per il suo esordio come se fosse stato il mio. Perché ho in mente tutti i sacrifici che ha fatto anche Riccardo, abbiamo fatto un percorso veramente identico; spesso eravamo aggregati insieme a quelli più grandi. Ripeto, è come se fosse stato il mio esordio”.
E te, il tuo esordio in prima squadra, te lo sei mai immaginato?
“Non me lo immagino tanto diverso da quello di Ricky. Sicuramente, se avessi l’opportunità e la fortuna di fare l’esordio quest’anno, probabilmente la mia reazione sarebbe simile alla sua”.



