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Ndour esultanza gol

“Vincere aiuta a vincere”, dicevano i saggi. In tal senso, il successo in rimonta di ieri sera della Fiorentina contro i polacchi del Rakow è sicuramente meglio della doccia fredda subita nel ritorno contro i connazionali dello Jagellonia (le cui scorie, nonostante il turno passato, si sono fatte sentire subito in campionato). Insomma, meglio un 2-1 che un pugno nell’occhio. Tuttavia, nonostante la Fiorentina abbia mostrato un discreto ordine nello stare in campo e nel provare a lavorare la palla, specialmente nel primo tempo, definire rassicurante la prestazione in quest’andata degli ottavi di Conference è forse eccessivo.

La Fiorentina doveva convincere sé stessa. E in questo senso…

Si badi bene: non è tanto tifosi, osservatori, giornalisti o quant’altro che la squadra avrebbe dovuto rassicurare con una prestazione confortante, bensì sé stessa. Purtroppo, nelle posture e nelle espressioni, anche nel primo tempo di ieri era ben tangibile la tensione che attanagliava la squadra. Fisiologico e perfino scontato che prima o poi i giocatori più fragili sul piano tecnico o -soprattutto- emotivo avrebbero commesso un errore e così è stato (da Comuzzo a Piccoli, passando per Fortini).

La Fiorentina non si diverte a giocare. E l'ambiente non viene aiutato

Purtroppo l’andamento di questa stagione – ma ampliando in generale il nostro contesto negli ultimi anni, si pensi a Colpani o allo stesso Gudmundsson – ha innescato in molti singoli delle vere e proprie spirali depressive, di sfiducia opprimente verso le proprie capacità tecniche. È raro che questa squadra si diverta a giocare, è raro che sia davvero nell’insieme lucida e settata sui 90 minuti, figuriamoci sull’arco di più partite. Ovviamente, in questo contesto, è anche difficile chiedere e pretendere qualcosa dal tifo e dal pubblico, ovvero quel fattore che può più di altri scuotere le menti dei calciatori: troppo spesso fidelizzato solo a parole, e troppo spesso irritato dal dover vedere quasi sempre il solito, abulico spettacolo.

Qualificazione tutt'altro che archiviata. E a Cremona saranno fragilità e disperazione pure

La vittoria di quest’andata, oltre a lasciare aperto il discorso passaggio del turno (ma d’altronde, anche il Crystal Palace si è arenato con uno 0-0 in casa davanti ai ciprioti dell’AEK Larnaca), sembra lasciare più dubbi che certezze sulle condizioni psicofisiche della squadra in vista della sfida con la Cremonese. La sfida di lunedì, contro un avversario a secco di vittorie da dicembre e precipitato in poco più di tre mesi dall’ottavo al 18esimo posto, continua ad avere un aspetto di partita della disperazione, tra due squadre sconvolte da fragilità emotive e che rischiano di presentarsi al fischio d’inizio molto più in ansia per le conseguenze di una sconfitta, piuttosto che consapevoli dell’importanza di una vittoria.


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