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Albert Gudmundsson
Foto: Vicario/Fiorentinanews.com

La Fiorentina a Verona ha fatto una cosa semplice e insieme difficilissima: ha vinto sporco, ha vinto soffrendo, ha vinto da squadra che vuole salvarsi davvero.

Un tiro in porta, un gol, tre punti. Il resto è stato resistenza, nervi, sacrificio. Il Verona ha prodotto, ha spinto, ha tirato. Ma il calcio, ancora una volta, ha ricordato a tutti una verità antica: non vince chi crea, vince chi segna.

E stavolta finalmente, la Fiorentina è stata concreta.

Tre punti che pesano come macigni

Questa non è una vittoria qualunque. È una vittoria che sposta l’equilibrio mentale prima ancora che la classifica.
È una vittoria che ti fa respirare. È una vittoria che ti permette, da domani, di lavorare con meno paura.

Superare squadre come il Cagliari, uscire dalla zona più calda, significa una cosa sola: la salvezza non è più un miraggio, è un obiettivo concreto.

E allora sì, benedetti siano De Gea, benedetto sia chi l’ha buttata dentro, benedetta sia anche una partita brutta. Perché a questo punto della stagione conta solo una cosa: portare a casa il risultato.

Ma Gudmundsson ha sbagliato tutto

E poi c’è l’altra faccia della medaglia. Quella che rovina tutto. Perché l’espulsione di Gudmundsson non è un dettaglio. È un errore grave. Gravissimo.

Non serve girarci intorno: è una reazione da evitare sempre, soprattutto in quel momento della partita.

La squadra stava soffrendo, stava difendendo un vantaggio pesantissimo, serviva lucidità. Serviva freddezza. Serviva testa.

E invece arriva una rissa, uno scatto di nervi, un gesto che mette a rischio tutto, anche se è certamente Suslov ad aver provocato come non mai. 

Queste sono le cose che fanno arrabbiare davvero. Non l’errore tecnico, non la giocata sbagliata. Ma la mancanza di controllo. Perché in Serie A, quando lotti per salvarti, ogni episodio può costarti una stagione.

Salvezza vicina, ma serve maturità

Questa partita lascia due messaggi chiari.

Il primo è positivo: la Fiorentina c’è, è viva, sa anche soffrire e portare a casa punti pesanti. Ed è esattamente quello che serve per restare in Serie A.

Il secondo è un campanello d’allarme: non puoi permetterti di perdere la testa proprio adesso. Perché la salvezza si costruisce con i punti. Ma si difende con la maturità. E a questo giro la Fiorentina ha fatto metà del lavoro. L’altra metà deve ancora dimostrare di averla capita fino in fondo.


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