“Esplosione di Mastantuono tutta da vedere, viene da annata terrificante. Alla Fiorentina può essere recuperato… o affossato definitivamente”
Su L’Ultimo Uomo il giornalista Fabrizio Gabrielli ha analizzato l’operazione che ha portato Franco Mastantuono alla Fiorentina e le prospettive del calciatore in viola, sotto tantissimi punti di vista.
“Quanta fede ci vuole per continuare a credere in Franco Mastantuono? A giudicare dalle clip ingloriose che sono circolate sui social in questi giorni, giorni in cui stava prendendo corpo l’idea che se ne sarebbe andato presto da Madrid, a naso, direi tantissima. Errori marchiani sottoporta, tentativi di verticalizzazione di prima in cui si accartoccia su se stesso, scivoloni e palleggi goffi montanti come una clip di Paperissima Sprint. Lo scherno beffardo del «Se ne va Mastantuono, l’inventore del quasi tunnel», come ha scritto qualcuno”.
“Che quello sceso in campo nella primissima sgambata estiva, contro la squadra B del Real, il Castilla, neppure sembrasse più lui è un dato di fatto: Imbolsito, invecchiato, spento, ma davvero quello è Mastantuono? Oppure un lontano parente, o magari un sosia della joya che arrivava al suono di fanfare giusto trecentosessantacinque giorni fa a Madrid? In quei giorni, quando assistevamo allo sbarco in Europa del fresco diciottenne subodorando un po’ la potenziale meraviglia un po’ il potenziale pacco, in chiusura di un articolo scrivevo: «saranno poi il tempo, e il campo, a dirci se le aspettative erano fuori dimensione, se la promessa sarà stata mantenuta o disattesa». Il tempo e il campo, in effetti, hanno parlato. E anche in maniera piuttosto eloquente”.
‘Proverà a rilanciarsi a Firenze, in un contesto che…’
(…) Ci vogliamo fidare ancora un po’ del Fideo Di María che ha detto «questo ragazzo ha più qualità di me»? Vogliamo stare dalla parte di Javier Saviola, anche lui sicuro che prima o poi Franco esploderà? Vogliamo crederci, a questo nuovo tatuaggio? Una cosa è certa: se finalmente Mastantuono esploderà non lo farà a Madrid. E che possa riuscirci a Firenze, poi, in Serie A, è davvero tutto da vedere. Certo fa un po’ sorridere, e un po’ mette tristezza, l’idea che Mastantuono abbia già bisogno di rilanciarsi a soli diciannove anni. Ma d’altra parte entusiasma il fatto che possa provarci a Firenze, sotto la guida di Fabio Grosso, in un contesto che potrebbe essergli funzionale come affossarne definitivamente le velleità”.
“Rimanere a Madrid, dopo l’ostracismo dimostrato da Mou, dopo gli arrivi di Diomandé e Bernardo Silva che gli hanno chiuso le porte di ogni possibile utilizzo in campo, ma soprattutto dopo gli scialbi 1500 minuti disputati nell’ultima Liga, nella quale non ha certamente messo in mostra quanto ci si aspettava da lui, sarebbe stato francamente impossibile, oltre che dannoso, soprattutto per lui. L’operazione che l’ha fatto scivolare verso Firenze, allora, ha davvero senso nella misura in cui ricalca quella compiuta tre anni fa con Nico Paz, non foss’altro negli intenti (valorizzare il giocatore in un contesto con una competizione interna minore e soprattutto meno spietata). Con in più, però, un’ulteriore manciata di fiches, un carattere di scommessa (anche se ammantato di diffidenza): Firenze non è chiamata solo a valorizzarlo, Mastantuono, ma proprio a recuperarlo”.
‘Mastantuono è qualcosa di più di un esterno’
“(…) Bisogna affrontare l’elefante nella stanza – un pachiderma che farà comodo anche a Grosso conoscere: la posizione di Mastantuono, largo a destra, non è mai stata la posizione migliore per sublimarne né il talento né le caratteristiche. Quel che rende Mastantuono davvero speciale, anche se devo chiedervi un esercizio di fede, pregarvi di spingervi oltre le apparenze della permanenza al Real, è proprio il suo essere qualcosa di più di un esterno: dribblatore sì, ma anche playmaker. Dotato di classe, sì, ma pure di sostanza. La sua capacità di crearsi gli spazi nello stretto, di divincolarsi dalla morsa degli avversari grazie a un’educazione del suo mancino da PhD alla Sorbona, la sensibilità tecnica sono tutte caratteristiche che sembrano gridare a voce altissima che sarebbe un peccato non farlo giocare più al centro, da enganche”.
“Più che un esterno, Mastantuono è una specie di falso esterno, à la Nico Paz nella prima stagione a Como, alla Berardi nel Sassuolo di Grosso, per capirci. Quel tipo di giocatore a cui è un peccato non rilasciare il passaporto per i mezzi spazi, e che in un 4-3-3 potrebbe addirittura essere impiegato come mezzala alle spalle di un esterno che lavori sull’ampiezza, oppure da esterno incaricato di convergere per andare al tiro. In ogni caso in porzioni di campo che non ne limitino la fantasia, che non somiglino a un esilio, che lo mettano nelle condizioni di imprimere al gioco il suo ritmo peculiare fatto di pause, di scambi nello stretto, di gambetas più pragmatiche che sensazionali”.
‘Ci vorrà lo stesso approccio dei vignaioli del Chianti’
“(…) Allontanarsi dal tritacarne di Valdebebas, dove secondo Daniel Brizuela (l’uomo che ha scoperto Mastantuono ad Azul, a 300 km da Buenos Aires) si è fatto l’errore di «mettergli fretta, accelerare troppo il passo», farlo non come dichiarazione di resa ma per cercare una rinascita, era sicuramente il primo passo da fare. Che a Firenze possa trovare il contesto di cui ha bisogno per maturare dipenderà solo in parte da lui: l’entusiasmo dell’ambiente viola dovrà fare uno sforzo per non trasformarsi in soffocante aspettativa smodata. Col talento argentino bisognerà adottare lo stesso approccio filosofico dei vignaioli dei vicini colli del Chianti, che sanno bene come si fa il vino buono: se il terroir è quello giusto, la vigna viene trattata con rispetto ed amore e l’esposizione al sole è ottimale, il grappolo si esalterà in ogni sua caratteristica organolettica. Basta solo non aver fretta di vendemmiare, portare pazienza. E un po’ anche sì, avere fede”.



