Piaccia o non piaccia, ha ragione Vanoli. Le verità che parlano per lui

Ha ragione Paolo Vanoli: i fatti e, soprattutto, i numeri (che nel calcio sono quelli che raccontano sempre la verità) parlano per lui. Piaccia o non piaccia.
La sua Fiorentina non ha espresso un gioco divertente? Contavano i punti. Vanoli ha sbagliato i cambi in alcune partite? Contavano i punti. Non ha fatto giocare Tizio o Caio? Contavano i punti. E i punti per togliere la Fiorentina da una situazione imbarazzante dove l’aveva lasciata Stefano Pioli, Vanoli li ha fatti.
Perché è arrivato e cosa ha fatto
Partiamo col dire che quando Vanoli ha preso la Fiorentina il 7 novembre del 2025, la squadra, con Pioli in panchina, aveva raccolto solamente 4 punti in 10 partite, in virtù di 4 pareggi e 6 sconfitte, ed era ultima in classifica, dietro a Pisa e Genoa (6 punti) e Verona (5 punti). Ma soprattutto era un gruppo visibilmente scarico e sfiduciato dal punto di vista fisico e mentale. Un gruppo che aveva bisogno di essere rianimato da ogni punto di vista.
Così, ecco la scelta di puntare su Vanoli, allenatore cresciuto all’ombra di Conte e considerato meticoloso e passionale, un tecnico tosto che crede nell’intensità del lavoro (anche) a lungo termine. E anche un professionista serio che conosce un ambiente pretenzioso e allo stesso tempo sanguigno e appassionato come quello fiorentino. Del resto, con la maglia viola addosso, ha vissuto tutto: dall’estasi della vittoria (ha soprattutto il suo volto, l’ultimo successo viola in Coppa Italia datato 2001) alla depressione di una retrocessione condita da fallimento.
Per tutti questi motivi, Vanoli è arrivato a Firenze con l’onere di raccogliere una squadra stesa al tappeto come un pugile intontito da ganci e diretti, rinvigorirla e toglierla dalle sabbie mobili della zona retrocessione. A quattro giornate dalla fine del campionato, si può dire: missione compiuta. Senza fronzoli? Sì. Senza il gioco brillante tanto apprezzato dai tifosi viola? Sì. Ma col lavoro ha restituito alla Fiorentina forza fisica e mentale togliendola dal fango.
I numeri che parlano
Quindi ha ragione Vanoli, a prescindere. Ed ha ragione quando dice che i numeri parlano per lui. Eccoli.
Ripartiamo col dire che quanto è subentrato a Pioli, la Fiorentina aveva fatto 4 punti in 10 partite. La squadra di Vanoli, dall’11ª gara alla fine del girone di andata ha fatto 9 punti in 9 partite. Pochi? Sicuramente. Ma il tecnico ha sempre sottolineato che sarebbe servito del tempo per uscire dalla situazione in cui ha trovato la squadra, perché nessuno ha la bacchetta magica e che solo col lavoro e remando tutti uniti dalla stessa parte, la Fiorentina ne sarebbe uscita.
Così è iniziato il girone di ritorno e, con 4 partite alla fine del campionato, ci si accorge che la sua Fiorentina (che tra l’altro, nelle ultime 7 partite ha subito solamente 3 gol), ha collezionato 24 punti in 15 partite, con una media di 1,6 punti a partita di tutto rispetto (negli ultimi 10 campionati, solo Italiano e Palladino hanno fatto meglio). Non solo, la Fiorentina, nel girone di ritorno, sarebbe 8ª in classifica dietro a Inter (34 punti), Napoli (30), Juventus e Como (28), Atalanta (26), Milan e Roma (25).
In totale, dunque, Vanoli ha salvato la Fiorentina (perché anche se la salvezza non è matematica, possiamo ritenere la squadra viola fuori dal pericolo senza se e senza ma), collezionando, tra girone d’andata (dall’11ª giornata in poi) e girone di ritorno 33 punti in 24 partite, con una media di 1,37 punti a gara. Tutto il resto sono noia e discorsi inutili. Fuffa e chiacchiere da bar.
E arriviamo allo snodo cruciale. L’allenatore del futuro. (quasi) nessuno vuole la riconferma di Vanoli. Idea condivisibile o no, è questo il sentiment nei confronti del tecnico varesino. Perché si sa, Firenze è ambiziosa, spera in una nuova rivoluzione, nel salto di qualità e sogna Maurizio Sarri, ma la realtà è diversa e si fa sempre più concreta la pista Fabio Grosso, allenatore giovane, che ha fatto la gavetta, ha maturato esperienza, ha ottenuto due promozioni in A con Frosinone e Sassuolo, e che sembra essere in costante crescita. Alla fine, un profilo giovane che può essere considerato una nuova scommessa.
Comunque vada, Vanoli ha salvato la Fiorentina nell’anno del suo centenario e bisogna riconoscergli di aver evitato al popolo viola una situazione che aveva le sembianze di un incubo. E non era così scontato per come si erano messe le cose. E forse non tutti gli allenatori ci sarebbero riusciti. Quindi, a prescindere da quello che succederà nelle ultime 4 gare e a prescindere dalla scelta che la società farà sul tecnico del futuro, Vanoli ha raggiunto l’obiettivo e per questo va ringraziato, indipendentemente dal fatto che piaccia o meno farlo.



