So, where is gone and why don't I know?
It's just the start of another show to hurt you
And make you feel alive

Il verso finale di Where Is Gone?, brano della band irlandese Fontaines D.C., wonder boys della scena rock alternativa ormai mainstream, sembra scritto per fare da colonna sonora a Inter-Fiorentina di domenica scorsa. Il nuovo album dei ragazzi di Dublino s’intitola Dopamine Chamber, la stanza della dopamina: forse sarebbe utile ai Vanoli Boys per trovare rifugio da questo inizio di stagione horror. Va bene che siamo prossimi ad Halloween, ma finora non è stato divertente. Per niente.

C’eravamo lasciati con le polemiche post-Como e ci ritroviamo con il sogno lucido, finito malissimo, di una vittoria al Meazza tanto clamorosa quanto impronosticabile contro i campioni d’Italia in carica. La Fiorentina ne esce con la sesta sconfitta in otto partite di campionato: mai, nella sua storia, ne aveva perse così tante nelle prime otto giornate. A far compagnia a questo triste primato ci sono anche le 19 reti subite, ben sette in più rispetto alla vituperata Fiorentina di Pioli allo stesso punto dello scorso campionato. Se il tifoso viola medio pensava di aver già vissuto la peggiore stagione dell’era Commisso, era un illuso. Quest’anno siamo partiti pure peggio.

Primo tempo

Dopo le imprese arbitrali di Fiorentina-Como, a San Siro viene inviato quello che, al momento, è considerato il miglior direttore di gara d’Italia: Maurizio Mariani di Roma. Non ci sentiamo comunque di ringraziare Orsato: troppi ricordi. 

A Milano mister Vanoli opta per una Fiorentina sulla carta fisicamente più robusta di quella vista contro Fàbregas, con Brescianini a infoltire il centrocampo. Davanti dovrebbero pensarci Mastantuono, Njie e Pellegrino a farsi perlomeno notare dal portiere nerazzurro Provedel.

L’Inter di mister Chivu parte con la linea difensiva alta, il pallone tra i piedi e la sensazione che ogni azione offensiva possa tramutarsi in gol. La Viola, però, impatta bene sulla partita e regge l’urto. Pellegrino è piazzato al cosiddetto capanno a sgomitare contro Akanji, mentre Mastantuono prende costantemente il pallone e l’iniziativa come se stesse giocando ai gabbioni di Livorno. Fino alla mezz’ora la sfida è più o meno in equilibrio, poi inizia il “David de Gea Show”: proprio lui, indicato in settimana come il vero problema della Fiorentina.

Al 35’ Thuram si presenta davanti allo spagnolo, che respinge con il piede e salva il risultato a occhiali. Poco dopo arriva l’intervento ancora più biblico: Pio Esposito colpisce di testa da distanza ravvicinata, De Gea vola e toglie miracolosamente il pallone dalla porta mentre i settantamila di San Siro stavano già esultando. Lo zero a zero è intonso e, viste le premesse, per i Vanoli Boys è già un successo.

Secondo tempo

La ripresa la conosciamo tutti. Spoiler: alla fine la Fiorentina perde.

Il tifoso viola medio, però, vive il più crudele degli ottovolanti futbolistici, attraversando tutti gli stati d’animo possibili e immaginabili associati a una partita della Fiorentina. De Gea instaura un duello tutto personale con Thuram e il pareggio sembra protetto da strane e imponderabili congiunture astrali. Al 65’ il Maestro Fagioli serve il platinato Jiménez, che riceve fuori area e lascia partire un destro violentissimo sul primo palo. Provedel lo vede tardi, forse non lo vede proprio, e il pallone finisce in rete. Zero a uno. Per lo spagnolo ex Milan è il terzo gol stagionale: l’aria di derby lo esalta. Il terzino viola, infatti, esulta con la serenità istituzionale di una televendita di Roberto da Crema e si fa fischiare da tutto il pubblico nerazzurro. Il tifoso viola medio sommessamente gode e, dentro di sé, inizia a fare calcoli europei. 

L’Inter reagisce con rabbia. Oggi, però, gli dei del calcio sembrano amare la Fiorentina di Vanoli: Mariani nega all’Inter un rigore che appare solare per un fallo di Viery, subentrato all’infortunato Pongračić, proprio su Thuram. A questo punto il tifoso viola medio si ricorda di ringraziare Orsato, ma non è finita qui. Da quel momento la porta viola diventa il centro di un’esercitazione tennistica, con De Gea preso letteralmente a pallate senza pietà. Su tutti, Carlos Augusto: prima colpisce di testa la traversa, poi, appena due minuti dopo, centra nuovamente il legno.
Poi arriva il momento dei cambi per Vanoli e l’effetto sulla Viola è quello di Sansone quando si taglia i capelli. Escono contemporaneamente Mastantuono e Jiménez, i due viola più capaci di tenere il pallone lontano dalla propria area; entrano Gnonto e Dodô, utile come lo spray antizanzare alle Cascine a luglio.

Gnonto rischia di smentire subito la diffidenza nei confronti del vanolismo con una conclusione insidiosa che per poco non sorprende Provedel. Ma è soltanto una breve pausa dall’assedio nerazzurro. Entrano anche João Mário per Njie e Beto per Pellegrino, voglioso di riprendere la sua striscia positiva di rovesciate a vuoto. Manca poco alla fine, il quarto uomo indica sei minuti di recupero e a Firenze si ha la sensazione che possa cominciare un’altra partita.

Al 91’, infatti, Diouf trova Thuram al limite dell’area. Il francese controlla e lascia partire un sinistro preciso che si infila tra varie gambe e si spegne nell’angolo basso. Questa volta neppure De Gea può intervenire. Uno a uno. Brucia tantissimo ma, tutto sommato, prima di scendere in campo il tifoso viola medio avrebbe firmato con il bancomat per un pareggio a Milano. Illuso.

Nel lunghissimo recupero Thuram entra nuovamente in area e Valdepeñas lo abbraccia con la solita tecnica discreta di Tomović. Mariani, sempre lui, indica il dischetto. Stavolta senza ripensamenti, consultazioni popolari o crisi di coscienza. Sul pallone va Zieliński. Il polacco calcia sotto l’incrocio e completa la rimonta al 98’. Anche se questo significa per chi scrive un insperato pareggio al fantacalcio, il finale shakespeariano di Inter-Fiorentina è destinato a restare negli annali. Quelli sbagliati, però, nei quali i tifosi viola sono costretti ancora a chiedersi: la vittoria, Where Is Gone? Spoiler: al momento non sanno rispondere neanche i Fontaines D.C.

Playlist della settimana

Fontaines D.C. feat. Rosalía - Where Is Gone?


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