Mastantuono per una Fiorentina di grande livello. Tutte le sfide tattiche di Grosso

L’arrivo in casa viola del fantasista argentino Franco Mastantuono inizia a definire il profilo anche del reparto offensivo della Fiorentina, dopo le rivoluzioni e i tanti arrivi messi in atto da Paratici questa estate. Infatti, con l’innesto del giocatore di proprietà del Real Madrid, quella che pare essere la conferma definitiva di Moise Kean al centro dell’attacco e – almeno per il momento – la prosecuzione del rapporto con Gudmundsson, il tridente offensivo a disposizione per Fabio Grosso può dirsi già delineato, in attesa di eventuali ulteriori colpi.
Profilo adatto al 4-3-3 di Grosso: ecco Mastantuono
Il prestito dell’argentino classe 2007 copre quella che finora era la casella più sguarnita dell’undici viola (ovvero la posizione di esterno di destra), e lo fa con l’inserimento di un giocatore ricco di talento e bisognoso di più continuità e più centralità nel gioco rispetto a quanto il Real gliene potesse garantire. Mastantuono è un fantasista amante del dribbling, dotato di grande qualità nel tocco del pallone, naturalmente portato a partire largo e a venire incontro per ricevere per poi sterzare dentro il campo e cercare associazioni con i compagni. Sulla carta, il profilo più adatto possibile per il 4-3-3 di Fabio Grosso, che pur nella diversità di principi di gioco ha sempre avuto una predilezione per questo tipo di esterni, tanto da farne il fulcro delle proprie squadre.
Questo arrivo, unito agli acquisti tra gli altri di Oulai e Atta e all’ipotesi di permanenza di Fagioli, sembra sempre più andare a definire una Fiorentina come squadra dall’approccio propositivo e dominante, nonché predisposta al controllo del gioco tramite il possesso. E qui iniziano le sfide per mister Grosso, chiamato ad amalgamare e a dar coerenza a una rosa che da un lato è forse la più ricca di talento dell’ultimo decennio, dall’altra comporta vari rischi – da calcolare – sotto il profilo degli equilibri e del lavoro collettivo senza palla.
Come si delinea il centrocampo? E le fasce?
Ci sono vari aspetti su cui il tecnico è chiamato a trovare soluzioni di dettaglio, tenendo conto che finora può aver dato solo un’infarinatura generale ai suoi ragazzi, con i vari tasselli della rosa che si aggiungevano man mano. Il primo e più evidente aspetto da definire è quello delle scelte e della definizioni dei compiti a centrocampo: il trio Fagioli-Oulai-Atta è ipotesi suggestiva per una squadra prettamente di possesso palla e capace di creare e attaccare spazi con qualità, ma in parte si scontra con la propensione naturale dei tre a orbitare pallone ai piedi sul centrosinistra. Il fatto che in qualche misura la mezzala destra di questo trio sarà comunque “adattata”, che non vuol dire “inefficace”, precisiamo, può esser un punto critico proprio sulla corsia di azione di Mastantuono, giocatore centralizzante e pur con tutta la buona volontà non troppo portato al lavoro senza palla, e forse nemmeno venuto a Firenze per ritrovarsi come a Madrid a doversi orientare in campo in funzione dei compagni. Tenendo conto che i terzini destri arrivati (Jimenez e Joao Mario) sono entrambi profili prettamente offensivi e amanti del pallone, l’incastro giusto su come far funzionare la catena laterale, specialmente nei movimenti senza palla, richiederà soluzioni coraggiose, sempre che per ragioni di equilibrio (o di mercato) non si finisca per preferire le opzioni Ndour/Mandragora su quella casella.
Anche davanti, premesso che con ogni probabilità si cercherà di inserire almeno un altro giocatore sugli esterni, magari proprio in alternativa a Gudmundsson, l’inserimento di Mastantuono in un ipotetico terzetto con l’islandese e Kean può essere tanto esplosivo quanto complicato da equilibrare. Nell’impostare il lavoro senza palla, a cominciare dalla prima pressione sull’avvio dell’azione avversaria, Grosso dovrà tener conto o nel caso provare a limare la tendenziale poca applicazione mostrata in questi due anni da Moise e Gud. D’altronde, la vittoria della Spagna al Mondiale ci mostra come anche una squadra prettamente offensiva e tecnica possa sapersi difendere con grandissima efficacia, ma solo se è in grado di iniziare la propria fase difensiva dalle zone più avanzate del campo.
In questo, dato che il profilo di Mastantuono non è quello di un giocatore di “equilibrio” messo lì appositamente per bilanciare le propensioni degli altri, ma quello di un fantasista chiamato alla creatività e all’incisività nell’ultimo terzo, ci sarà da lavorare tanto e bene sull’intesa di reparto. E lo stesso vale per il lavoro offensivo: la spiccata tendenza di Kean a chiamare immediatamente la verticalità dovrà esser inquadrata nella cornice di una squadra che, specie in caso di convivenza tra Fagioli e Oulai, sarà meno allungata in campo e molto più propensa a risalire il campo con reti di passaggi (qualcosa di molto lontano dal Sassuolo dell’anno scorso, e di molto vicino al Frosinone di Grosso nell’anno della promozione), dove nel caso le conduzioni palla al piede potranno passare da Atta, mezzala di grande qualità nel dribbling oltre che di grande fisicità.
Una nuova Fiorentina ambiziosa e stimolante
Questioni simili toccano il pacchetto difensivo, soprattutto per quanto riguarda la prima costruzione di gioco se la via tracciata fosse quella, come detto, di una squadra “dominante”. Aspettando il rodaggio di Pongracic reduce dal Mondiale, Viery si è presentato come giocatore spigliato e aggressivo, con buone qualità in impostazione forse sufficienti per garantire un avvio di azione pulito e ordinato (vero tallone d’Achille della Fiorentina nell’ultimo biennio). Qualità che, specie sul corto, non sono state nelle corde del centrale croato (molto più abile nei lanci lunghi) né di Ranieri, e non sembrano esser proprie nemmeno di Dragusin, difensore che spicca più per solidità negli interventi difensivi. Di contro, sui lati sia Valdepenas sia soprattutto Jimenez e Joao Mario si presentano in teoria come giocatori capaci di creare gioco e far muovere la palla in avanti. La sfida nello specifico per il mister sarà capire possibilità e limiti nella costruzione bassa della Fiorentina; più in generale, Grosso si sta ritrovando alla guida in una potenziale fuoriserie, con mezzi per far divertire e far risultati, ma proprio per questo bisognosa di soluzioni non banali, scelte coraggiose e anche di assunzioni di rischi. Forse, per un allenatore questa nuova Fiorentina è la sfida più stimolante e ambiziosa possibile.



