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Tra i tanti temi toccati da Pietro Comuzzo all'interno dell'intervista concessa ai canali ufficiali della Fiorentina, oltre a quelli relativi al campo, ce ne sono alcuni piu personali.

“Devo dire che ho avuto la fortuna di lasciare casa assieme al mio fratello: non è mai facile lasciare casa sa a quell’età. Sono arrivato a Firenze a 14 anni, ma lasciare casa a quell'età non è stato per me così traumatico: è stata anche una scelta da parte dei miei genitori, che hanno deciso di farci fare il percorso insieme perché cosi avremmo potuto aiutarci tra di noi. Devo ammettere che per me non è stato affatto un trauma, qui a Firenze mi sono subito ambientato bene con mio fratello, facendo immediatamente nuove amicizie insieme: non è stato traumatico come mi aspettavo inizialmente”.

“Firenze adesso è la mia seconda casa”

Ha anche aggiunto: “Per me Firenze è diventata la seconda casa, anche perché gli ultimi 6-7 anni della mia vita li ho vissuti prevalentemente qui. Io mi sono sempre trovato, l'ho sempre detto, benissimo qua a Firenze,  perché credo e reputo che sia una città giusta soprattutto anche per i giovani, per crescere anche a livello proprio di città, di persone, e mi ha dato tanto e mi sta continuando a dare tanto. Sono davvero contento di essere qua a Firenze, di dare tutto quello che ho per la Fiorentina, perché mi trovo davvero bene”.   

“Sono un ragazzo molto sedentario: ecco come passo il mio tempo al di fuori del Viola Park”

Ha poi spiegato come ama passare il tempo quando non è al Viola Park: “A me piace anche stare a casa, perché io sono abbastanza sedentario abituato a fare le sue cose. Ora mi piace tanto giocare a freccette, tanto che ho allestito a casa anche un bersaglio di freccette con il quale mi metto lì, magari gioco una mezz’oretta o un'oretta. Può succedere  anche che io mi metta a studiare, la Play in realtà è qualcosa che non è che mi piace troppo fare, è una cosa su cui non ho mai avuto troppo una passione,  anche se ce l'avevamo sia a casa che qui. Sennò facciamo una passeggiata con la mia ragazza, facciamo un giro in centro”.

“Il soprannome Soldato mi piace, ma quando sono con i miei familiari mi sciolgo”

Ha poi spiegato l’origine del suo soprannome, “soldato”: “Mi rivedo abbastanza, nell'essere preciso, fare al meglio possibile anche in campo. Mi dà noia fare le cose tanto per farle, anche nello studio voglio fare tutto alla perfezione. Sono sempre stato uno molto meticoloso con me stesso, il termine 'Soldato' mi piace. Quando sono con la mia ragazza o la mia famiglia e i miei amici, mi trasformo un pochino, sono più dolce e meno rigido. Me lo dicono in tanti, che a volte devo rilassarmi un po'. Io vivo tanto il presente, mi piace pensare al domani ma non facendo programmi troppo in avanti, soprattutto per la vita lavorativa. Mi piace pensare all'oggi, al domani come obiettivo per migliorarmi. Senza fare progetti a lungo termine”.

“La famiglia è la mia ancora di salvataggio”

Ha poi raccontato un momento particolare della sua vita, la scomparsa della madre: “Ho perso mia padre quando ero qui a Firenze, ero da solo. C'è stato un periodo in cui la vedevo pochissimo, era Natale e capimmo che le cose sarebbero andate in un determinato modo. Quando però ti ritrovi una cosa così non puoi prepararti. Da lì ci siamo legati ancora in modo più forte. Era il giorno prima di giocare in Primavera, mi chiamarono che era successa questa cosa, tornai su a casa. La famiglia è stata un'ancora di salvataggio. Due giorni dopo il mio esordio sarebbe stato il compleanno di mia mamma. È stato un segno del destino. Lei è sempre con me, sento la sua presenza: mi spinge ad andare avanti e a fare tutto anche per lei. E il mio primo gol in Serie A l'ho fatto a Udine. Voglio pensare che sia il segno del destino, mi dà la forza di andare avanti e fare le cose».


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