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Paratici Fiorentina

Un po' per vie indirette, un po' per ammissioni dirette, un po' per buonsenso lo si era capito: una delle priorità di Fabio Paratici, alla sua prima estate da vero Ds della Fiorentina era liberarsi di quanti più possibili elementi della tragica passata stagione. Tutti col cartello ‘Vendesi’ in mano (tranne il misteriosamente imprescindibile Ndour), che fosse a giugno, luglio o agosto inoltrato, in barba ad un allestimento razionale del gruppo.

La schizofrenia che manda tutto all'aria

Il mercato aperto ad oltranza non aiuta certamente ma sulla base di questo si devono organizzare i club. Su Kean la Fiorentina è rimasta vittima, forse un po' troppo sorpresa, della rottura decisa del calciatore ma il resto del reparto appare terribilmente in alto mare, con un esterno (vero stavolta) come Njie, intrigante ma ancora tutto da scoprire, che è arrivato solo ieri e un Gudmundsson che potrebbe uscire a brevissimo. Fatto sta che con l'arrivo di Beto la Fiorentina si ritrova con un attacco depotenziato, di cui non è ben chiaro chi sarà il titolare, che in ogni caso non sarà più forte di Kean, come aveva promesso il Ds.

L'alibi che non serviva a Grosso

Risultato di questa bella frittata è che a un tecnico che già ci sta mettendo del suo, mettendo in campo una pseudo squadra in condizioni impresentabili, è stato fornito un bell'alibi. Al 31 agosto la Fiorentina si trova con un centravanti di scorta che non vale certo Kean e con gli esterni, ancor più priorità della cessione delle mele marce, incompleti. Un mercato che era partito a cento all'ora e che si sta andando a schiantare contro il muro.


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