Solomon: "In Spagna ho vissuto mesi terribili, poi è arrivata la Fiorentina. C'è la possibilità che io rimanga"

Molto probabilmente Manor Solomon non sarà un calciatore della Fiorentina nella prossima stagione. Tutto fa pensare che il club viola abbia deciso di non esercitare il riscatto, anche se forse esiste ancora un piccolo margine affinché le cose vadano diversamente. A tenerlo aperto è lo stesso calciatore, che nel corso di una lunga intervista rilasciata a Sport 5 si è espresso così sulla questione: “Mi sono trovato bene fin dall'inizio, sia la città che il modo di vivere il calcio mi hanno impressionato. C'è la possibilità che io rimanga”.
Il rapporto con Firenze
Da capire se si tratta di una frase di circostanza oppure se, parlando con il proprio entourage e con la Fiorentina, Solomon abbia percepito davvero la possibilità di essere riscattato. Nel frattempo, ha raccontato com'è vivere a Firenze: “Funziona un po' come nel mio Paese, la gente mi riconosce e mi ferma per strada. Ho imparato ad essere me stesso con le persone più intime, lontano dai riflettori”.
La Premier sempre in mente
E comunque, la Premier League non è ancora un capitolo chiuso: "Ho ancora una questione irrisolta con il campionato inglese. Al Tottenham ho avuto molte delusioni e mi dispiace non avere avuto l'opportunità di esprimermi con gli Spurs, perché sono sicuro che ne avrei avuto le capacità.
L'incubo spagnolo
Gli ultimi anni, peraltro, non sono stati facili per Solomon a livello di mercato: “Durante il prestito al Leeds - ha raccontato - mi sono trovato benissimo. A fine stagione speravo che mi riscattassero, ma il Tottenham chiedeva diversi soldi e loro non li avevano. Io ero in ritiro con la Nazionale, mi dissero che c'era l'interesse del Crystal Palace ma alla fine non se ne fece di nulla. A poche ore dalla fine del mercato mi ritrovai senza squadra e fui costretto ad accettare l'offerta del Villarreal. In Spagna però il calcio è totalmente diverso rispetto all'Inghilterra, dov'è tutto organizzato. Ho ricevuto insulti pesanti dalle tifoserie avversarie, minacce di morte a me ai miei famigliari. Una volta mi sono ritrovato addosso una bandiera israeliana imbrattata di sangue e oltre a tutto ciò era chiaro che l'allenatore non volesse farmi giocare. E' stata veramente dura, poi per fortuna è arrivata la Fiorentina”.


