Brescianini: "Per anni in squadra sono stato il più piccolo di tutti, ma non ho mai mollato. Ho sempre considerato il calcio un lavoro, anche quando era solo passione"

Marco Brescianini, centrocampista della Fiorentina, si è aperto in una lunga intervista rilasciata ai canali della società viola, raccontando la sua vita al di fuori del campo di gioco, ricordando la sua infanzia e alcuni particolari del suo passato.
I sacrifici e la quotidianità
“Un ricordo che porto con me è quello della cena. Dai 7 anni facevo continuamente la spola tra Brescia e Milano per allenarmi. Tornavo la sera tardi e quel momento a tavola era l’unico in cui tutta la famiglia si ritrovava per condividere la giornata.”
Le difficoltà nelle giovanili
“Nelle giovanili ho incontrato diverse difficoltà: per anni sono stato il più piccolo fisicamente e questo mi ha penalizzato. Giocavo poco e spesso restavo in panchina a guardare gli altri. In quei momenti mio padre è stato fondamentale: mi ha sempre spinto a non mollare, ricordandomi che l’impegno alla lunga viene ripagato. È grazie a quella mentalità se oggi sono arrivato fin qui.”
La malattia del nonno
“In famiglia abbiamo affrontato anche un momento delicato, quando mio nonno si è ammalato di tumore. Io avevo 11 anni e i miei genitori sono stati bravi a proteggermi, facendomi vivere la situazione con una certa serenità. Col senno di poi, credo sia stata la scelta giusta: per come sono fatto, probabilmente avrei fatto fatica a gestirla. Fortunatamente è andato tutto per il meglio. Questa esperienza mi ha insegnato quanto sia importante dare valore alle cose davvero essenziali, come la salute.”
Mentalità e professionalità
“Molti allenatori mi hanno descritto come un professionista esemplare e mi ritrovo in questa definizione. Ho sempre considerato il calcio come un lavoro, anche quando era solo una passione. Mi sono sempre allenato con grande serietà. In questo lato del mio carattere mi rivedo molto in mia madre: sono preciso e metodico. Anche a scuola, pur non essendo la mia passione principale, ho capito quanto fosse importante studiare, e questo mi è stato utile anche nella mia carriera.”
Le passioni oltre il calcio
“In casa nostra la musica è sempre stata molto presente. Mio padre suona il basso e mio fratello la chitarra elettrica. Sono cresciuto ascoltando Fabrizio De André, Vasco Rossi e tanti brani degli anni ’80. Quando sento De André penso subito a mio padre. Mi piacerebbe, un giorno, imparare a suonare la batteria, perché mi affascina il ritmo, anche se finora il calcio ha occupato completamente le mie energie.”


