L'apatia da fine stagione impone il momento di scegliere il proprio futuro. Il compito non semplice di Paratici

La stagione della Fiorentina è finita, grossomodo. Con la vittoria per 2-1 contro il Crystal Palace, che salva l’onore delle armi ma non ribalta il 3-0 di Londra, si è chiusa - almeno per un po’- la complessa avventura quadriennale in Conference League. Nel frattempo il pari a Lecce, per certi aspetti anche fortunoso, permette alla squadra viola di guadagnare un punticino sul Cagliari, ma soprattutto di mantenere a cinque giornate dal termine il +8 di distanza con le due prime protagoniste della lotta per la permanenza in Serie A, la Cremonese e proprio i salentini.
Inizia un periodo apatico… ma importante per il futuro
Adesso, con quel residuo d’ansia dovuto all’attesa della matematica chiamata a sancire il mantenimento della categoria (non potrà avvenire prima di Roma-Fiorentina del 4 maggio), comincia un periodo un po’ apatico, che per forza di cose si concentrerà su cosa fare in vista della prossima stagione. Le scelte da fare e le problematiche da affrontare sono molteplici: dallo stabilire la guida tecnica, con la conferma o meno di un Vanoli comunque capace di guidare la squadra alla salvezza partendo da una posizione disperata, al capire come andare a ridisegnare la squadra nel futuro, tra costi attualmente eccessivi, riscatti da compiere e valutazioni sui destini di alcuni dei “big”.
Il compito complicato per Paratici e colleghi
Paratici e colleghi dovranno compiere tante scelte non semplici, districandosi anche tra alcune ipoteche che non potranno non condizionare il loro lavoro. In primis, per quanto in termini assoluti si parla di cifre relativamente modeste, la perdita dell’Europa per la Fiorentina significa la rinuncia a liquidità immediate ed effettive derivanti da premi Uefa e botteghino, fattori che hanno inciso non poco sui bilanci viola in questi anni. Poi c’è la questione riscatti, derivata dal mercato di gennaio: obbligatori quelli di Brescianini e Fabbian, che comporteranno un esborso non da poco, c’è invece da studiare con attenzione le situazioni di Harrison e Solomon, giocatori che non hanno sfigurato dal loro arrivo ma che, tra cartellini e ingaggi, rischiano di incidere già oltremodo sulle risorse della Fiorentina da dedicare alla squadra. Risorse che potrebbero esser integrate da una o più cessioni eccellenti: i destini di Kean e Fagioli (probabilmente gli “asset” più preziosi della squadra in termini economici, il secondo in particolare anche cuore pulsante della squadra ricostruita da Vanoli) in questo saranno la variabile principale.
Saranno settimane cariche di significato
Tenere il mordente in questa situazione non sarà semplice. La stessa gara con il Lecce, che ha visto la squadra di Di Francesco quasi costantemente in attacco e nel complesso capace di esser molto più pericolosa della Fiorentina, rischia molto di esser un assaggio delle prossime settimane. E questo non aiuterà a migliorare clima e umori di una piazza che all’arrivo della matematica sarà sì sollevata per la salvezza, ma non potrà certo definirsi “contenta”. Saranno settimane tutt’altro che spassionate.


