Basta slogan e populismi: dopo anni di equivoci Firenze adesso ha bisogno di chiarezza

Inizio giugno 2025: al termine della stagione, conclusa con il sesto posto e la qualificazione alla Conference League conquistati all’ultima giornata contro l’Udinese, la dirigenza della Fiorentina fece il punto della situazione in conferenza stampa. La squadra di Palladino, considerato dal presidente come un figlio, aveva convinto per larghi tratti del campionato arrivando addirittura a ad eguagliare il record di otto vittorie consecutive, che durava ormai da piu di 60 anni. In quell’occasione, nonostante in molti storcessero il naso, la parola d’ordine fu una sola: il leitmotiv in casa viola, dopo quell’incontro, era ambizione. Peccato che nei successivi dodici mesi le cose siano andate in tutt’altra direzione, a partire dal giorno successivo in cui arrivarono le dimissioni del tecnico napoletano.
Non è piu il tempo del “Fidatevi!”
Tralasciando la parte sportiva, che fortunatamente per molti nonostante tutto è culminata con la salvezza, quello che preoccupa una buona parte della piazza è la totale assenza di comunicazione. Già le tempistiche sono anomale: lo scorso anno non piu di 72 ore dal fischio finale dell’ultima giornata di campionato la dirigenza, come sottolineato all’inizio, ci aveva messo la faccia prendendosi meriti e demeriti, cosa che per il momento, nonostante le rassicurazioni del club, non è ancora avvenuto. Oltretutto dopo un’annata drammatica come quest’ultima, dove per molto tempo la permanenza in categoria sembrava essere un sogno, la tifoseria viola difficilmente accetterebbe un anno di transizione senza spiegazioni, ed è per questo che è necessario che la società faccia chiarezza il prima possibile. Non è più il tempo del “fidatevi”, e questo non riguarda solo la Fiorentina ma gran parte dei club del calcio italiano.
Che cosa significa crescere per la Fiorentina?
La spiegazione a questo è chiara. Ci sono state stagioni in cui la frase “puntiamo a crescere”, per quanto avesse già di per sé una sua genericità, aveva comunque un senso. È normale che se arrivi sesto, puntare a crescere possa rappresentare un’indicazione chiara: significava puntare ad arrivare ad un’Europa più importante. Ma in una stagione come questa, dove sei arrivato quindicesimo, puntare a crescere che cosa significherebbe? Arrivare docicesimo? Nono? Settimo? A parte che è difficile fare peggio, perché generalmente è più facile fare meglio quando hai disputato stagioni disastrose, ma è chiaro che se i termini proposti dalla società dovessero essere questi sarebbe un’indicazione troppo vaga. Firenze in questo momento ha bisogno di qualcosa di più concreto. Quello che in realtà tutti noi cerchiamo è la verità, nuda e cruda che sia.
La tifoseria ha bisogno di chiarezza
Può anche essere possibile che questa proprietà non abbia intenzione di puntare ad obiettivi ambiziosi, la Champions League su tutti. Nonostante molti altri club - come Atalanta, Bologna e Como - ci siano riusciti, ciò non significa che a Firenze i progetti siano gli stessi. Ma che almeno la cosa sia argomentata e spiegata ad una tifoseria che ormai da un quarto di secolo è avara di soddisfazioni. Serve trasparenza, qualsiasi siano gli obiettivi: questa proprietà deve spiegare dove vuole portare questo club. Non è detto che la Fiorentina debba tornare subito in alto subito al termine della prossima stagione, occorre essere comunque realisti e prendere coscienza di quello che adesso siamo, ma qualche risposta i tifosi se la meritano. Al contrario, sembrerebbe che la tanto decantata ambizione sia diventata una variabile secondaria e quasi rilevante. Che si accetti o meno, il semplice puntare a crescite è un’espressione populista che rappresenta tutto e niente allo stesso tempo.



