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Joseph Commisso
Joseph Commisso. Foto: Vicario/Fiorentinanews.com

“Prima la salvezza, poi si vedrà”: questo è il mantra che la Fiorentina ha fissato e ripetuto nella situazione di maggior crisi, quando la retrocessione in Serie B sembrava dietro l’angolo. Invece, fortunatamente, non è successo niente di tutto ciò. Lo scadente 0-0 contro il Genoa è quanto basta per ottenere l’aritmetica salvezza con due giornate d’anticipo e calare il sipario sulla stagione più umiliante e vergognosa della storia recente, post-fallimento del 2002.

Salvezza acquisita. E ora?

Ora ogni conto può essere archiviato, ogni tabella sarà stracciata e non serve più. Resta solo una possibile domanda: e adesso? Già, perché per quanto si voglia romanzare la permanenza in categoria e senza togliere i meriti opportuni ai protagonisti, Paolo Vanoli su tutti, la salvezza non è un traguardo. Soprattutto se chi si salva ha speso oltre 90 milioni di euro per costruire la squadra nella specifica stagione; milioni che poi diventano oltre 100, considerando i riscatti automatici di Marco Brescianini e Giovanni Fabbian. In sostanza, dunque, cosa resta di questa salvezza per poter costruire un futuro? Praticamente niente, se non qualche valutazione sui singoli -Nicolò Fagioli in primis- e la certezza, per la prima volta dopo quattro anni, di non giocare in Europa.

Adesso, per rispettare la storia della Fiorentina, serve un cambiamento concreto

I ragionamenti saranno sviscerati nel dettaglio nel corso delle prossime settimane, decisive per intercettare le traiettorie del futuro. Sono attese le decisioni principali, a cominciare da ciò che sarà del prossimo allenatore (Vanoli o qualcun altro) e dalle valutazioni sulla squadra. Lasciando da parte gli approfondimenti al millimetro, il concetto di fondo è uno: la Fiorentina deve dare un segnale, deve rispondere agli appelli di etica e dignità. Deve cambiare mentalità. Non è neanche lontanamente il club che ha sempre significato a livello storico; per coincidenza statistica, al centesimo anno di esistenza la sua proprietà è quanto di più distante dalla sua gente, per giunta senza la capacità di alimentare quantomeno i risultati sportivi.

Una barca ferma nel mare della mediocrità

Serve una sterzata, perché lo stato attuale della Firenze calcistica è tragico. L’ambiente Fiorentina è un encefalogramma piatto, non ha più nessuno stimolo a cui rispondere. Ed è così da quasi dieci anni, in linea generale dall’uscita dall’Europa League. Gli ultimi scombussolati e tragici anni della gestione Della Valle, assieme all’intera linea temporale della proprietà Commisso, hanno visto questo club tenersi appena in vita, ma molto lontano da ciò che dovrebbe essere una squadra di calcio. Il focus è sempre stato tutto tranne che il calcio. E alla fine, per quanto le acque si muovano nel corso della stagione (dalle finali all'ultima lotta per non retrocedere), la barca è sempre lì. Non affonda e non cavalca l’onda, è ferma nel mare di mediocrità a cui è stata relegata.

Sarà possibile cambiare mentalità?

Ora c’è Fabio Paratici, un nuovo direttore sportivo, il quale sembra essere l’unica boccata d’aria a cui appigliarsi per sperare in un futuro diverso. Eppure potrà bastare un solo uomo? In ogni caso, se la situazione non dovesse cambiare (e non ci sono motivi concreti per dedurre che possa davvero cambiare), se il calcio dovesse rimanere tale a Firenze, rischia -in termini sportivi- di essere seppellito. L’inquietante parabola della mediocrità più pura e incollata è già iniziata ancor prima che l’ambiente se ne potesse rendere conto. Senza cambiamenti in vista, sarà solo un lento e agonizzante vivacchiare. Nulla più.


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