"Se nel calcio parli di Lecce, parli di Corvino. Non si vedeva mai, era sempre alla ricerca di nuovi giocatori"
Questo pomeriggio l'ex allenatore di Fiorentina e Lecce Alberto Cavasin, durante un collegamento con Radio Sportiva, ha avuto modo di commentare l'addio al club salentino di Pantaleo Corvino, esaltando la grande carriera dell'ex direttore sportivo viola.
“Fino all’arrivo di Pantaleo corvino in Salento, c’era questa storia che il Lecce aveva l’ascensore tra la Serie A e la Serie B: erano abituati ad essere promossi per poi retrocedere l’anno successivo. Quindi quando riusciamo a salvarci la seconda volta, fu un’impresa sull’impresa. Fu una bella esperienza, con Pantaleo che chiaramente aveva dato il suo contributo totale. Era lui che metteva in piedi tutto ai tempi, ricordo che con me ad esempio fece una grande scommessa, perché venivo dalla Serie C dopo una buona stagione a Cesena. Il Lecce era neopromossa e ricordo che durante il ritiro lui ci lasciò da soli e se ne andò alla ricerca di giocatori a giro per il mondo”.
“Pantaleo era un depistatore seriale: ecco perchè"
Ha anche aggiunto: “È una persona impegnatissima sotto tutti i punti di vista, ma credo lo abbia dimostrato durante tutta la sua carriera. Se oggi qualcuno nel mondo del calcio pensa al Lecce, pensa a Pantaleo Corvino. È un grande lavoratore oltre grande intenditore di calcio calcio, ce ne sono pochi in questo settore. Era sempre a giro alla ricerca dei giocatori, e non sapevamo mai dove andasse perché voleva che nessuno sapesse dove stava andando: trovava sempre un modo per depistare, non solo con giornalisti e colleghi ma anche noi dello staff. Non voleva dare punti di riferimento a nessuno”.
“Ecco come scoprimmo Mirko Vucinic”
Ha poi concluso raccontando un aneddoto: “ Finita la prima stagione in Serie A, a fine campionato venne da me e mi disse ‘Alberto ti porto in un posto’. Il giorno dopo partimmo senza che io sapessi dove stavamo andando. Mi ritrovai a vedere una partita dove giocava Mirko Vučinić, che ai tempi aveva circa 17 anni. Il montenegrino non fece una grande partita però si vedeva per come toccava il pallone che era un giocatore superiore agli altri, rimasi quasi abbagliato dalle sue capacità tecniche. Inserito però nel contesto della partita se fossi stato l’allenatore in panchina non dico che l’avrei sostituito ma l’avrei strigliato molto: non giocava per la squadra ma si limitava a fare giocate in solitaria. Alla fine di quell’estate arrivò a Lecce, il resto è storia. Lui, Bojinov, Konan ma tanti altri: il direttore ne ha scovati tanti di talenti, quasi sempre con il minimo di risorse economiche a disposizione”



