Una normalità quasi sconvolgente: la Fiorentina si ritrova nella partita più importante dell’anno. Il “fattore Parisi” e… la svolta per Piccoli?
Cremonese-Fiorentina più che mai è stata la partita emblematica di quelli che sono stati i problemi generali della squadra in questa stagione, che solo in parte dipendono da questioni tecnico-tattiche e soprattutto vertono sulle difficoltà psicologiche del gruppo-squadra (allenatori compresi), e sulla capacità o meno di superarli. Allo Zini la Fiorentina si è rilevata capace di affrontare e gestire queste difficoltà, contro un avversario emotivamente malmesso quanto lei (la squadra di Nicola ha raccolto 4 punti nelle ultime quindici partite) ma non al suo livello sul piano tecnico. D’altronde è abbastanza rappresentativo il fatto che la Cremonese sia l’unica squadra, finora, capace di uscire sconfitta da entrambi i confronti stagionali con i viola. E se a Firenze il successo era arrivato in maniera ansiogena all’ultimo minuto, in terra lombarda la vittoria è stata indirizzata e fissata quasi da subito, con una dimostrazione alquanto netta di superiorità.
Una normalità sconvolgente
Nonostante alcuni frangenti di panico (in particolare a cavallo del momentaneo 1-3 di Okereke), la Fiorentina ha avuto sempre un solido controllo sulla partita. Senza strafare, senza risultare particolarmente brillante o martellante per ritmi, la squadra con naturale semplicità ha retto agli attacchi avversari e fatto valere la sua maggior caratura tecnica (e, probabilmente, anche la miglior organizzazione di gioco) in pochi ma decisivi frangenti. Una cosa di una normalità quasi sconvolgente, nella cornice di questa delirante stagione dei viola. Una cosa che finora era pressoché sempre mancata, con le stesse contate vittorie della Fiorentina figlie di inaspettate prestazioni di livello (Bologna, Como) o psicodrammi sfiorati per un soffio (Pisa e, praticamente, qualsiasi vittoria in Conference).
Fattore Parisi
A Cremona ci sono state tre prestazioni individuali che ben inquadrano tutto questo, e che si spera valgano come segnale di sblocco definitivo e di raggiunta consapevolezza della squadra: quelle di Parisi, Dodô e Piccoli, ovvero rispettivamente il primo quest’anno a calarsi a pieno nella lotta salvezza, il giocatore-emblema delle difficoltà di comprensione della situazione da parte del gruppo, e il nuovo acquisto pagato caro e schiacciato dalla pressione del suo stesso costo, oltreché di un contesto dove niente è funzionato dal giorno uno. Fabiano, al di là del gol del vantaggio, è stato il fattore tattico chiave della partita, per la sua imprevedibilità palla al piede e la sua capacità di agire su più corridoi, confondendo a ripetizione i riferimenti della difesa della Cremonese e sovrastando anche sul piano fisico-atletico gli avversari (terreno in teoria prediletto dalla squadra di Nicola). Dodô, supportato anche dal lavoro di Parisi, ha finalmente trovato modo di dare sfogo alle sue qualità tecniche, scaricando la tensione e le pressioni in maniera positiva e produttiva per la squadra con tanto di ritorno al gol, che in campionato mancava da quasi tre anni.
Svolta Piccoli?
Infine Piccoli, forse fino a ieri il giocatore più schiacciato del gruppo, reduce da un’ennesima frustrante prova contro il Rakow, titolare non per scelta ma per forza, vista la prolungata indisponibilità di Kean. Il centravanti ex Cagliari in questa gara è stato per certi aspetti più minimale, meno “faticatore”, ma ha il grande merito di aver prima segnato il gol di fatto spacca-partita (quello dello 0-2, vera doccia fredda per la Cremonese), poi di aver partecipato alla danza dei colpi di tacco dell’1-4, con l’assist per Gudmundsson. Dopo mesi in cui la sua pericolosità sottoporta stava precipitando a zero con evidente frustrazione nel ragazzo – e in noi – Piccoli è riuscito a fare quanto di più pesante e prezioso si chiede a un centravanti. Se a volte le storie cambiano con poco, con un momento, un episodio, questo potrebbe esser stato davvero il punto di svolta per la Fiorentina.



