Baiano: "Kean l'unico che può tirare fuori la Fiorentina da questa situazione. Gudmundsson? Uno bravo sa da solo dove stare in campo"

Francesco Baiano, ex attaccante della Fiorentina, è stato intervistato dal Corriere dello Sport - Stadio su un tema di sua competenza: gli interpreti dell'offensiva viola, da Kean a Piccoli, passando per Gudmundsson e Solomon.
La stagione di Moise
“Kean mi piace molto, fa la differenza. Sicuramente è l’attaccante migliore che ha la Fiorentina. Ha dimostrato che anche lui può sbagliare. Ma alla fine non sbaglia solo chi non fa. Ricordatevi una cosa: segnare, nel calcio, è la cosa più difficile che ci sia. Non è un caso che gli attaccanti vengano pagati più degli altri. Kean resta l’unico giocatore che può tirare fuori la Fiorentina da questa situazione. Se in estate rimarrà, dipende da lui. Se mi dà la disponibilità, lo tengo. Anche perché per trovare un giocatore dello stesso livello, devo spendere i soldi della clausola e non è detto che mi garantisca lo stesso rendimento. E poi andrebbe sostituito, ma i giocatori forti vogliono la Champions, è normale che non vengano a Firenze. C’è un Kean in Nazionale e uno alla Fiorentina? Se penso all’anno scorso, assolutamente no. Quest'anno sì, anche perché ha dovuto fermarsi due o tre volte per via degli infortuni. Questo pesa tanto, fidatevi. In Nazionale ha fatto delle ottime prestazioni: soprattutto il gol siglato contro l’Irlanda del Nord è da giocatore straordinario. Non tanto per la rete in sé, quanto per il controllo, roba per pochi".
Su Piccoli
“Piccoli è migliorato, il problema sono quei 27 milioni che pesano tanto. Ma non è colpa sua se il Cagliari l’ha venduto a peso d’oro. Per ora non vale quella cifra, ma per quello che ha fatto vedere in passato può diventare un giocatore importante. Resto convinto che la Fiorentina l’avesse preso per non farsi trovare impreparata a fronte di un’eventuale cessione di Kean. Altrimenti non compri un attaccante da 27 milioni per lasciarlo in panchina. Sarebbe una follia. A lui serve continuità, non può giocare una partita sì e tre no”.
Su Gudmundsson
“Lui ne ha avuta anche troppa, di continuità. Ero un estimatore del Gud di Genova. Dopo non si è più visto. A Firenze ha giocato a sinistra, a destra, dietro le punte. Ma non ha quasi mai convinto, e la responsabilità è sua: un giocatore bravo se la trova da solo la posizione. Gli allenatori non c’entrano. Solomon è un profilo interessante, ma ha fatto vedere troppo poco per meritarsi l'etichetta del grande giocatore. Una rondine non fa primavera, aspettiamo”.
Su Vanoli
“I numeri gli danno ragione, dopodiché nessuno si aspettava una Fiorentina in lotta per non retrocedere. Salvare una neopromossa è un miracolo, ma salvare la Fiorentina no. Mi spiego? Non lo so se lo riconfermerei. Una riflessione sarebbe anche giusta. Dico solo che se la società valutasse il suo lavoro come qualcosa di ottimo, lo dovrebbe non solo confermare ma anche difendere a oltranza per tutta la prossima stagione. Per la serie: o ci credi, o non ci credi”.


