Baggio: "Non ho mai chiesto la cessione alla Fiorentina, piangevo come un bambino. Da infortunato non incassavo gli assegni viola"

Un ennesimo ricordo sulla sua avventura a Firenze, nata tra atroci sofferenze per via degli infortuni: Roberto Baggio al Corriere della Sera ha ripercorso anche la fase in cui quasi rifiutava lo stipendio:
“Quando mi svegliai dall’anestesia urlavo per la sofferenza. Non potevo prendere antidolorifici, sono sempre stato allergico. Dissi a mia madre: ‘Se mi vuoi bene, uccidimi’. Non riuscivo più a correre, ad allenarmi come prima. Per mesi non incassai gli assegni dello stipendio della Fiorentina. Perché? Perché mi vergognavo. Non riuscivo ad accettare l’idea di guadagnare senza poter lavorare, senza poter dare qualcosa in cambio. Così mettevo gli assegni nel cassetto. Mi tornava in mente mio padre, la sua faccia, la sua voce quando diceva che i soldi non meritati portano sfortuna. Per me il lavoro è sempre stato legato alla dignità. Anche se ero ferito, anche se non dipendeva da me, sentivo comunque quel peso”.
Il passaggio dalla Fiorentina alla Juventus? “Firenze si ribellò. Al ritiro azzurro di Coverciano arrivai nascosto nella volante della polizia, per non farmi riconoscere dai tifosi viola ai cancelli. Piangevo come un bambino. Si sentivano passare le ambulanze dirette verso la sede della Fiorentina, dove gli scontri durarono tre giorni. Sentivo un dolore lancinante per tutta quella rabbia e quella sofferenza. Non avevo mai voluto la cessione, ma mi sentivo colpevole”.
La sciarpa che mi lanciarono i tifosi viola? “E io la raccolsi da terra. Era un gesto di rispetto, di amore verso quella squadra che aveva creduto in me nonostante tutti gli infortuni”.



