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Paratici Grosso

Giovani, alcuni stranieri, scommesse e operazioni low cost. Il mercato della Fiorentina sarà così. Con un po' di soldi a disposizione (non troppi), l'intento di levarsi qualche ingaggio importante e la voglia di costruire una squadra divertente e spumeggiante, sicuramente offensiva per far tornare gioia e divertimento alla gente. Partendo da Grosso, allenatore giovane (ma non troppo), con già anni di esperienza in panchina, ambizioso ma anche con i piedi per terra, sia da giocatore che da tecnico. Essere campioni del mondo ti rimane nel dna, ti insegna a prendere le cose in modo diverso, ad avere fame ma non fretta. 

Non è una seconda scelta

E poi, il nuovo allenatore viola, ha quel feeling con Paratici da non sottovalutare. Partire con il piede giusto sarà fondamentale, ed avere un ds che crede ciecamente in lui non è cosa da poco. Grosso non è una seconda scelta, non è una scelta di ripiego. Non è che la Fiorentina voleva Mourinho e invece ha preso Grosso, come qualcuno si diverte ancora a far credere. Come se il club viola potesse, o volesse, puntare a tecnici del genere in questo momento. Il progetto nell'immediato è da metà classifica, per tornare un giorno in Conference (difficile già la prossima stagione), o al massimo in Europa League. Niente di più. 

Rivalutare un patrimonio calciatori

Che nessuno si arrabbi, ma oggi la Fiorentina è questa. Paratici lo sa e per questo ha scelto un tecnico bravo, simpatico, offensivo che possa piacere a Firenze e ai fiorentini. Un tecnico che guadagna una cifra giusta, a cui piaccia allenare giovani che guadagnino cifre normali, che possa tirare fuori il meglio da chi ha voglia e bisogno di riscatto in casa viola per rivalutare un patrimonio calciatori che dopo quest'ultima stagione è stato svalutato in modo serio. Se ne andrà chi ha pochi stimoli e magari molto mercato: Dodò, ad esempio, Gudmundsson. Kean lo capiremo.

La scossa che ancora non c'è

Si riparte insomma ancora una volta. Sette anni fa Rocco Commisso comprava la Fiorentina. Oggi Rocco non c'è più, Barone nemmeno. E' cambiato tutto, il solo trofeo conquistato si chiama Viola Park, per il resto poco o nulla: sono stati più gli anni di sofferenza che quelli di entusiasmo. Non vogliamo essere pessimisti, ma ancora la scossa non c'è.


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