Salvezza guadagnata, ora uno sguardo al futuro. La panoramica su cosa potrebbe essere della prossima Fiorentina

Raggiunta matematicamente la salvezza, per la Fiorentina è tempo di programmi per il futuro. Come ovvio, una stagione del genere lascia tanti dilemmi e poche fondamenta su cui costruire, o meglio ricostruire. Questioni tecniche ed economiche si intrecciano in un dedalo complicato da risolvere, che forse più della stessa stagione sciagurata dà l’idea del cattivo lavoro fatto negli ultimi anni. Dal punto di vista della rosa, in attesa di sciogliere il dilemma del nuovo allenatore, la Fiorentina ha pochi punti fermi su cui basare la nuova squadra: tra i big con ogni probabilità c’è De Gea, reduce da un’annata in flessione ma comunque ancora portiere di grande caratura, e che non ha fatto mistero di voler restare a Firenze; ci sarà si spera anche Nicolò Fagioli, giocatore non privo di difetti ma dalle qualità tecniche incomparabili rispetto ai suoi colleghi di reparto, giustamente individuato da Vanoli come vero leader tecnico della squadra e intorno al quale, di fatto, ha ridisegnato l’assetto tattico a partire da dicembre.
Chi resta?
Insieme ai due sopracitati, due elementi che con ogni probabilità faranno ancora parte della Fiorentina saranno Mandragora e Ranieri, magari con un ruolo non così centrale come prospettato nella scorsa estate. Nonostante le turbolenze autunnali della gestione Pioli e il temporaneo declassamento di Ranieri (anche come gerarchie di rosa), non sembrano esserci così tanti motivi tali da spingere a una separazione, vista comunque la dimensione di “affidabili comprimari” che i giocatori si sono ritagliati in questi anni a Firenze. E si spera che anche Fabiano Parisi si possa aggiungere alla lista. Il mancino campano è stato uno dei migliori quest’anno sia per atteggiamento che per rendimento, trovando finalmente continuità e una dimensione da protagonista in viola dopo anni complicati. La sua messa a disposizione lo ha portato, paradossalmente, a essere la miglior opzione per Vanoli come esterno d’attacco, e nonostante la visione dello specchio non rientri tra le sue migliori skill, in questo è stato decisivo contribuendo a permettere il cambio di modulo necessario.
Tra riscatti e riflessioni
Naturalmente, ci saranno anche i già riscattati Brescianini e Fabbian, anche se all’oggi è più certo quanto l’esborso per i loro riscatti sarà limitante dei margini di manovra sul mercato (circa 25 milioni, in una prossima stagione che tra spese per lo stadio e mancata Europa si prospetta particolarmente complicata), piuttosto che il loro ruolo nella futura Fiorentina. Se Brescianini, nel contesto delle nostre attuali mezzali, è l’unico con in parte una certa varianza di caratteristiche rispetto allo standard del “centrocampista di inserimento” quasi puramente muscolare (pur non avendolo mostrato con continuità e lasciando dubbi in tal senso), Fabbian al contrario è apparso in questi mesi è apparso come la copia scialba di Ndour, altro giocatore che in ottica economica potrebbe esser oggetto di plusvalenze, e il cui margine di crescita tecnico rimane in bilico tra i momenti di ottima forma e i limiti (forse superabili, forse no) di letture e gestione della palla.
Chi ci sarà a gestire tutto?
Per il resto, si naviga a vista e con varie scelte da compiere. Se, prendendo per buono i nomi di Fabio Grosso e Daniele De Rossi come primi papabili per la panchina, è legittimo aspettarsi di continuare a lavorare su una difesa a quattro e un attacco con esterni da ampiezza, è comunque da capire come e quanto questi possano essere gli altri due riscatti in bilico, Solomon e Harrison. Il primo ha di certo fatto vedere le sue potenzialità tecniche, ma al contempo la sua prolungata assenza (si pensi che in Conference ha totalizzato solo due presenze, con l’unica da titolare nel ritorno contro il Crystal Palace) ha ribadito la già nota forte predisposizione ai problemi fisici del giocatore, che già ne avevano minato la carriera in Premier League. Il secondo al contrario si è fatto notare per la forte messa a disposizione anche rispetto a compiti non così affini alle sue caratteristiche, ma non ha davvero sciolto i dubbi sul suo livello tecnico e atletico. Su entrambi pende la spada di Damocle dei costi di cartellino e ingaggio, che sembrano all’oggi fuori scala e troppo limitanti per la Fiorentina.
Un attacco nebuloso
E se i riscatti fatti o da fare non sono privi di problematiche (quasi inutile citare Rugani in questo senso, visto l’impatto avuto in campo) ancor più oscura è la situazione dei vari presunti “big”, coloro che in teoria dovevano essere l’ossatura della squadra e sui quali dirigenza e proprietà avevano compiuto un notevole sforzo economico. Nebulosa la situazione dell’attacco, con Kean che pare più di ogni altra cosa aver dissipato il credito emotivo rispetto alla piazza, e che rischia di esser l’unica vera opzione in uscita capace di portare, nonostante tutto, della liquidità in cassa, e Piccoli che a fronte di un esborso enorme è di fatto, almeno a Firenze, un giocatore bruciato e difficilissimo da recuperare. Lo stesso vale per Gudmundsson, mai davvero capace di esprimersi con continuità in questi due anni e il cui impatto alla fine è stato marginale (e le valutazioni su di lui, di nuovo, si intrecciano con quelle di Solomon ed Harrison).
Ma non solo l'attacco
Cambiando reparto, la situazione di Gudmundsson richiama quella di Pongracic, altro giocatore pagato non poco e arrivato per assumere le vesti di leader difensivo, ma rilevatosi – seppur dotato di ottime qualità tecniche – in sostanza non affidabile sul piano mentale e della continuità in quel ruolo. Ragionamenti simili dovranno esser fatti su Dodô e Gosens, il cui rendimento e il margine di affidabilità è crollato nell’ultimo anno, con il brasiliano peraltro in scadenza e con un rinnovo tutto da definire. Più analogo al caso di Piccoli invece la questione di Comuzzo: il ragazzo, discreto e non unico esempio di mala gestione da parte di una società che pure spicca per minutaggi garantiti ai suoi giovani, è necessario che cambi aria per la carriera, essendo ormai bruciato e dentro una spirale di sfiducia qui dopo aver, in sostanza, perso un anno e mezzo nei deliri tecnico-tattici della Fiorentina.



