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Moise Kean
Moise Kean. Foto: Vicario/Fiorentinanews.com

In avvicinamento alla fase finale di questa stagione travagliata per la Fiorentina, Fiorentinanews.com ha raccolto in esclusiva le parole dell'ex attaccante dei viola Giacomo Banchelli, toccando vari temi tra cui la gestione dei due attaccanti, Kean e Piccoli. Queste le sue parole.

L’attacco della Fiorentina torna a poggiarsi sulle spalle di Kean: quanto è mancato quest’anno?

“Avendo fatto benissimo l’anno scorso, la gente si aspettava che Kean si ripetesse, ma le annate non sono tutte uguali. Per me è l’attaccante italiano più forte, è uno che ti mette sempre la difesa avversaria in apprensione, anche quando non sta bene fisicamente. Con una Fiorentina che gira meno, naturalmente ne risente anche l’attaccante, aldilà dello stato di grazia in cui si trovava: quest’anno gli arrivano la metà dei palloni e lui ne ha risentito. Quello dell’attaccante non è un ruolo semplice, soprattutto avendo alzato l’asticella l’anno scorso, ma non c’è assolutamente da metterlo in discussione: la Fiorentina non ne può fare a meno”.

Quando manca lui, c’è Piccoli, che sta però vivendo un’annata tra alti e bassi. È la figura giusta per il dopo-Kean?

Piccoli non ha nelle corde i numeri di Kean, anche perché sono due giocatori diversi: è un buon attaccante, ma viene da un contesto come Cagliari dove giocava sempre, ed essendo anche grosso fisicamente avrebbe bisogno di giocare, per carburare e ritrovare la miglior condizione. Qui a Firenze si trova davanti un Kean che, se proprio non sta male, non gli lascia il posto quasi mai: penso abbia risentito anche di questo scarso minutaggio. Poi anche il trasferimento da 25 milioni ha fatto la sua parte: ricordiamoci che i giocatori sono esseri umani che fanno un mestiere speciale, ti mette in soggezione partire sempre dietro all’idolo della curva, il bomber da 25 gol. Io, poi, sono convinto che Piccoli sia stato preso perché la Fiorentina pensava che Kean andasse via in estate, altrimenti non si può spendere una cifra del genere per un panchinaro”.


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