​​

Albert Gudmundsson
Foto: Vicario/Fiorentinanews.com

In queste settimane sono tanti i giocatori viola su cui ci si interroga a proposito del loro futuro: la sensazione è che, dopo la terrificante stagione appena conclusasi, per molti sia arrivato il momento di lasciare la Fiorentina e di cercare fortuna in una nuova piazza calcistica. Tra i nomi più chiacchierati, in tal senso, vi è senza dubbio quello di Albert Gudmundsson, la cui partenza è decisamente più probabile rispetto ad una permanenza a Firenze

Una collocazione incerta ed una pazienza al limite 

A suggerire l’ipotesi di una permanenza difficile è la difficoltà di associare l’islandese al 4 – 3 – 3 di mister Fabio Grosso, che presupporrebbe un adattamento sull’esterno dell’ex Genoa, soluzione già sperimentata con Paolo Vanoli e che non ha prodotto grandi risultati, o al più un “riciclaggio” come mezzala tecnica in un ipotetico centrocampo viola. Ma più che sulle caratteristiche di Gudmundsson, le cui doti tecniche al di sopra dei compagni sono innegabili, la sensazione è che a porre la parola fine sull’esperienza alla Fiorentina dell’islandese sia un credito da parte della piazza arrivato all’esaurimento e, usando tale parola in senso “telefonico”, difficile da ricaricare.   

Quei fischi non causali e qualche attenuante  

Non è, onestamente, un caso che nell’ultima di campionato al Franchi, al momento della sua sostituzione, Gudmundsson sia stato fischiato da gran parte dei presenti. Colui che doveva essere il trascinatore della squadra di Palladino prima, di Pioli poi, ed infine di Vanoli raramente in questi due anni si è caricato la squadra sulle spalle. Di scusanti, per carità, l’islandese ne ha molte, a cominciare dagli infortuni nella passata stagione e dall’impossibilità di giocare nella propria posizione naturale in questa, anche se va detto che ad inizio stagione, col 3 – 4 – 1 – 2 (talvolta 3 – 4 – 2 – 1) di Pioli, con Gud impiegato nella sua posizione naturale di trequartista, non è che il giocatore avesse incantato con le sue prestazioni. Quello che è sempre un po’ mancato però è quel “mordente”, quella voglia di prendersi, con le proprie doti, tutti sule spalle e di metterci la gamba quando le cose non volgevano a proprio favore. 

È il momento di voltare pagina  

Intendiamoci, in questi anni abbiamo dato oggettivamente maggiore credito a giocatori con doti assai minori di Gud e con un atteggiamento talvolta ancor più irritante in campo: qualcuno sta ancora attendendo la cattiveria agonistica di Ikoné, qualcun altro che Beltran dimostri anche altro oltre all’impegno. Ma francamente, ciò che è successo la scorsa stagione, con la Fiorentina che ha collezionato figuracce a destra e a manca, è stato troppo grave per stare ancora dietro all’”aspettare” chi è qui da anni e che raramente ha fatto qualcosa per dimostrare di meritare ulteriore fiducia. 


💬 Commenti