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Levante

Non c’erano tantissime cose da fare questo lunedì sera a Firenze. Il weekend allungato del Primo Maggio appena passato, il rientro a lavoro, le previsioni di una settimana di pioggia: una serata perfetta per stare a casa tranquilli a godersi senza troppi patemi Roma-Fiorentina

Tanto più dopo la notizia della sconfitta casalinga della Cremonese con la Lazio di Sarri che ha regalato ai viola la quasi matematica certezza della permanenza in Serie A. Con il bonus che il tuo Fanta è terminato la scorsa giornata con la gloriosa vittoria di una coppa e un insperato secondo posto. 

Ci saremmo meritati una serata così e invece…

Sì, il tifoso medio viola se la sarebbe meritata una serata così. Sognando, magari, un colpaccio in trasferta sorprendendo la squadra giallorossa, troppo preoccupata dall’obbligo della vittoria Champions per avere la meglio su una Fiorentina alleggerita, con la testa libera.

Ma torniamo alle alternative di questo lunedì sera. Capita la fortuna che mesi prima ti regalino un biglietto per il concerto di una discretamente nota cantautrice sicula, Levante, protagonista di recente al Festival di Sanremo, la cui fama live la precede. Ci vai. Per amore, perché ti piace l’artista in questione e anche perché tutto sommato sei tranquillo. La Fiorentina può fare il suo dovere anche senza di te, per una sera. 

E invece no. Il tempo di arrivare dal parcheggio all’ex Teatro Tenda che i nostri eroi, in maglia bianca per l’occasione, erano già sotto di due gol. “First reaction, shock!” Avrebbe commentato qualcuno. 

Questa sciagura mi ha risparmiato perlomeno il tic di controllare il risultato del match sul telefono durante il concerto. Antesignano della radiolina fantozziana durante la proiezione aziendale della “Corazzata Potëmkin”. Con l’unica, essenziale, differenza che ieri l’epiteto di “c…..a pazzesca” se l’è meritata la partita della Fiorentina. Mentre i novanta minuti di applausi sono andati a Levante, già vincente di suo per il nome d’arte ispirato al celeberrimo protagonista del “Ciclone” di Pieraccioni. 

Invece il 4 a 0 dell’Olimpico, firmato Mancini, Wesley, Hermoso e Pisilli ha ribadito per l’ennesima volta quello che la stagione attuale ci ha impietosamente somministrato a forza di ripetuti schiaffi: i giocatori che compongono la rosa della squadra viola non hanno dignità. Neanche il minimo sindacale. L’unica nota di merito e di speranza per il futuro è stato il subentro nel secondo tempo della stellina della Primavera Braschi. Intraprendente e sfortunato per il palo colpito al primo pallone toccato. Il resto dei Vanoli boys? Amor proprio, rispetto per la maglia, rispetto per i tifosi, voglia di rimediare: zero, zero, zero e zero. Infatti, si ribadisce: quattro a zero.

La canzone con cui Levante apre il suo set di due ore s’intitola “Dell’amore il fallimento”. 

Proprio ciò che ha sperimentato la tifoseria viola in questo inaccettabile 2025 – 2026.

Playlist della settimana

  • Dell’amore il fallimento – Levante 

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